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Fuggi fuggi e conflitti d’interesse nella Banca Popolare del Lazio

Massimo Lucidi - IlGraffio - Monica Macchioni
Una relazione interna travolge Massimo Lucidi, costretto a dimettersi dal ruolo di AD

Di Marzia Savonarola

Un terremoto scuote i vertici del credito cooperativo e regionale. Il Rag. Massimo Lucidi si è dimesso dalla carica di Amministratore Delegato della Banca Popolare del Lazio. La decisione, irrevocabile, è arrivata a seguito della diffusione di una durissima relazione interna predisposta da un consigliere di amministrazione dell’istituto. Il documento, rimasto riservato fino a ieri, analizza la condotta personale e professionale di Lucidi, concludendo per la totale assenza del requisito di correttezza richiesto dal Decreto Ministeriale n. 169/2020 per ricoprire incarichi di vertice in banca.

La relazione del consigliere d’amministrazione non lascia spazio a repliche. Al suo interno viene delineato un “quadro grave, preciso e concordante” di condotte omissive, false dichiarazioni e conflitti di interesse che coprono un arco temporale di oltre dieci anni. Secondo il consigliere, non si tratterebbe di errori isolati, ma di una vera e propria modalità di gestione opaca ripetuta nel tempo, che ha gravemente compromesso la reputazione degli istituti guidati da Lucidi e la fiducia del pubblico.

L’atto d’accusa firmato dal membro del CdA ripercorre dettagliatamente le tappe della carriera di Lucidi, soffermandosi sulle gravi criticità emerse sotto i suoi mandati:

Il caso Ampla e le parentele nascoste

Durante la sua stagione alla guida della Banca Popolare del Lazio (come DG e poi AD tra il 2009 e il 2017), Lucidi avrebbe avallato operazioni con la società Ampla S.r.l., partecipata all’80% da sua cognata. Un giro di denaro che la Banca d’Italia ha sanzionato nel 2019 per gravi carenze nei controlli interni e nel processo del credito, definendo “poco verosimile” il fatto che l’AD ignorasse chi ci fosse davvero dietro quella sigla.

Il “giallo” Protercave spa e l’assunzione del figlio

La relazione svela come Lucidi abbia forzato un maxi-affidamento da 1.600.000 euro a favore della società Protercave spa utilizzando una procedura d’urgenza basata su presupposti falsi. La società è fallita pochi mesi dopo, lasciando la banca con pesanti insoluti. Nel frattempo, Lucidi ometteva di riferire al CdA che il presidente di Protercave spa – che sedeva nel cda di Banca di Spoleto – aveva appena assunto suo figlio presso un altro istituto.

I guai con l’antiriciclaggio in Blu Banca

La sequenza si è ripetuta nel suo successivo incarico in Blu Banca. Un’ispezione di Banca d’Italia ha stroncato i sistemi antiriciclaggio della filiale di Grottaferrata, dove l’omissione dei controlli ha coinciso con un sospetto boom di raccolta fondi. La vicenda é culminata in un procedimento penale che ha coinvolto la banca condannata, per patteggiamento, ai sensi del D.lgs. 231/2001.

A far traboccare il vaso e a rendere inevitabili le dimissioni da Amministratore Delegato è stata la scoperta di una falsa dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà presentata da Lucidi in sede di candidatura. L’ex AD aveva infatti autocertificato di non aver mai svolto incarichi in società finanziarie colpite da sanzioni amministrative o penali, omettendo deliberatamente sia i decreti della Vigilanza su BPLazio sia la recente condanna ex D.Lgs. 231 subita da Blu Banca.
Messo alle strette dalle risultanze della relazione del consigliere, che provano la violazione degli articoli 4 e 5 del D.M. 169/2020, Lucidi ha rassegnato le dimissioni, lasciando l’istituto del Lazio nel mezzo di una profonda riorganizzazione volta a tutelare la sana e prudente gestione della banca.