Di Monica Macchioni
Nella migliore delle ipotesi, la vicenda Schillaci- Nitag può sintetizzarsi così: un ignavio non all’altezza del ruolo che firma un decreto d’accordo con la sua struttura (dipartimento e gabinetto) e poi, incapace di reggere alle pressioni (solo mediatiche o anche di altro tipo?
Non sappiamo), non ha il coraggio di difendere le sue scelte e torna indietro con una inversione a U il cui risultato e’ come la pezza peggiore del buco.
Non solo.
Ma questa polemica sulla revoca delle nomine Nitag, apparentemente solo agostana in realtà e’ letta da tantissimi italiani e crea un danno di reputazione molto grave che avrà sicuramente contraccolpi negativi anche in termini di consenso elettorale alla immagine fin qui coerente della Meloni e pure di Salvini che se ne e’ ben guardato dal commentare la vicenda, complice forse anche un ottimo alibi internazionale che è quello della vicenda delicatissima Putin Trump nella quale ovviamente dice la sua.
In ogni caso al ministero della Sanità, in apparenza, succede sempre e tutto alla insaputa del Ministro…
Vogliamo ricordare che in altri tempi, sotto il governo Berlusconi, il ministro Scajola per molto meno ebbe almeno la coerenza di dimettersi subito.
Schillaci invece resiste, incollato alla poltrona che fa finta di non gestire.
Potremmo raccontare mille episodi che vanno in questa direzione.
Il risultato qual e’?
Deleterio sul piano della immagine per governo e soprattutto per il partito Fratelli d’Italia.
Ciò che passa all’esterno infatti e’ l’immagine di un ministro brava persona che sta lì come un pesce fuor d’acqua, circondato da meloniani squali terribili che lo costringono ad azioni che lui non vorrebbe mettere in essere.
Ma se andiamo a grattare sotto la superficie, e andiamo a scavare oltre l’apparenza, scopriamo invece una altra realtà e cioè quella di un ministro che ha ben chiari i propri obiettivi e che ha anche proprie persone di riferimento.
Tra di esse vengono annoverate il dottor Francesco Saverio Mennini, già consulente Big Pharma, proveniente come Schillaci dalla Università di Tor Vergata, il quale fino alla nomina del ministro non ha mai avuto alcuna esperienza pubblica di gestione.
Mennini viene nominato Capo Dipartimento della Programmazione, dei dispositivi medici, del farmaco e delle politiche in favore del SSN e in quel ruolo – in evidente pieno conflitto di interessi, ma questo termine da quando Berlusconi ci ha lasciato non va più di moda e non lo usa più nessuno, come se il Cavaliere fosse stato l’unico caso italiano e comunque per certa politica sicuramente l’unico da sanzionare – dovrebbe occuparsi delle politiche del farmaco…. lui che si è sempre occupato di fare da consulente per le aziende farmaceutiche con una sua società…
Una volta “scoperto”, magicamente “vende ” la propria società ad una estranea cioè alla moglie, che a sua volta scoperta la “vende” ad altri due estranei, cioè due allievi universitari del marito… non male per dimostrare di non essere più in conflitto di interessi!
E comunque Schillaci a volte pare anche sfortunato o preferisce apparirlo, per non andare in guerra e per non prendersi le proprie responsabilità. Fatto sta che al ministero c’è’ un clima infuocato tra scontri ideologici e personali.
Le chiacchiere di corridoio dei bene informati parlano di un “tutti contro tutti” nel suo staff, fatto di veleni tra Rita Di Quinzio, Meloniana doc e capo segreteria, Maria Rosaria Campitiello prima capo della segreteria tecnica e poi capo dipartimento prevenzione emergenza e ricerca, nonché moglie di Edmondo Cirielli; Francesco Armando Cirillo, Esperto del Ministro della Salute per l’analisi dei dati e le attività di supporto a iniziative, anche normative; il camaleontico Marco Mattei, oggi uomo di fiducia e capo di gabinetto del ministro Schillaci, oltre ad essere stato testimone di nozze di un altro uomo forte di Fratelli d’Italia, Edmondo Cirielli, nonché reduce di una militanza democristiana con Mario Baccini e poi forzista con Polverini.
Ma la vera posta in gioco sta tutta nell’Aifa. E chissà che chi oggi sta alla finestra come il sottosegretario Gemmato non voglia un domani dire la sua..