Lo scorso 4 giugno 2025 in asta web a Genova sono finiti dipinti seicenteschi dal palazzo di piazza Santi Apostoli che seguono la sorte dello splendido Marc’Antonio Franceschini (1648-1729) “Scena campestre” svenduto da Giulia Odescalchi a Trinity Fine Art a Londra, senza il passaggio dall’ufficio esportazione, e da qui rivenduto in asta da Sotheby’s New York lotto 167 a cifre triple il 14 ottobre 2020 mentre da Christie’s a New York, con lo stesso metodo, è finito il 12 gennaio, lotto 40 la tavola quattrocentesca di Saturnino Gatti “Resurrezione”, sempre con il passaggio londinese di Trinity Fine Art , così come per un altro gruppo di opere che comprende “Festival in giardino di villa italiana” monumentale tela cinquecentesca del monogrammista “MO” datato 1566 con una fuorviante provenienza da famiglia polacca. Sempre attraverso Trinity Fine Art Giulia Odescalchi svendeva due capolavori di Lucio Massari (Bologna, 1569-1633) “Susanna e i vecchioni” indicato negli inventari storici al n° 36 e “La Fede a Thamar data dal Pastore” al n° 38 d’inventario. Tutti i capolavori che ha ereditato dal padre e dalla madre Amelia Lante della Rovere, discendente dai papi committenti della Cappella Sistina, Sisto IV e Giuio II, e mobili d’epoca dispersi, svenduti, distrutti e buttati. Poco è stato recuperato come il taccuino con 100 disegni di Pietro da Cortona che Giulia Odescalchi e fratelli hanno “dimenticato” di richiederlo al termine del procedimento per tentativo di esportazione clandestino e usucapito dallo Stato.
Dopo aver svuotato il palazzo Giulia Odescalchi ha iniziato l’operazione di frazionamento e svendita della sua quota di palazzo progettato da Gian Lorenzo Bernino, unico insieme a Montecitorio, pieno di colossale statue romane; € 4.500/mq., un appartamento affrescato di mq. 260 più terrazzo di 190 mq. con locale e bagno con affaccio nei giardini Colonna € 1.600.000,00. Dopo poco rivenduto al doppio da spregiudicati speculatori che hanno approfittato della sua inconsapevolezza già accertata nel 2016 dal CTU del Tribunale: “la signora Giulia Odescalchi continua a sostenere la gestione patrimoniale in modo improprio”.
La carenza normativa contribuisce alla distruzione del patrimonio culturale capitolino. Il “fedecommesso” ha salvaguardato le collezioni private Colonna, Barberini, Borghese, Torlonia, Albani, Boncompagni-Ludovisi, Doria Pamphilj, Spada, Rospigliosi-Pallavicini e Valentini. I proprietari potevano godere dei beni ricevuti ma non disporne, erano tenuti a conservarli integri per il loro valore collettivo e identitario della nazione. Mancando strumenti normativi adeguati, le famiglie responsabili sono costrette a ricorrere, paradossalmente, a strumenti di protezione anglosassoni come il Trust.
In passato, palazzo Odescalchi-Chigi e le sue collezioni sono stati salvati da provvedimenti di tutela a favore dei familiari di Giulia Odescalchi con stesse fragilità genetiche note alla stampa. Il fratello Filippo, “il Principe barbone”, con la compagna Fiamma Mameli, non era in grado di far fronte a ciò che aveva ereditato, non sapeva gestirlo e si è disfatto di tutto come esigenza emotiva e cognitiva di adattamento; lo zio Ladislao Odescalchi, è stato anche lui interdetto nel 2001; la cugina Lucrezia Odescalchi, nel 2016, voleva decapitare con una mannaia i bambini che la infastidivano con schiamazzi. Nel 2019 veniva condannata a 16 mesi per “rapina impropria” ora è assistita da amministrazione di sostegno; il nipote Andrea Odescalchi, arrestato lo scorso maggio 2025 e prima nel 2016. La mancanza di consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni, la perdita di controllo e incapacità di gestione, la prodigalità compulsiva hanno richiesto misure di protezione e assistenza.
Le istituzioni sembrano lontane da questi scempi. La Soprintendenza di Roma incredibilmente approvava progetti di smantellamento di oratori privati secolari, la cappella di palazzo Pecci diviene bagno sotto gli affreschi sacri, al posto dell’altare il water; mutilato il salone decorato da Taddeo e Federico Zuccari per ricavare la “Master Bedroom” e “corridor”; la loggia affrescata da Raffaellino da Reggio in “Kitchen”! Palazzo Sacchetti del Sangallo affrescato nel 1542 da Salviati, veniva spogliato nel 2016 degli apparati decorativi con la “benedizione” della Soprintendenza e tutto disperso a Londra da Sotheby’s, “Of Royal And Noble Descent Including Works Of Art From Palazzo Sacchetti, Rome” 19 January 2016: la boiserie della biblioteca sdradicata così come il simbolo più emblematico del cerimoniale pontificio “Marchese di Baldacchino”. Continuano i reati contro il patrimonio culturare e la sua mercificazione, la Damnatio memoriae fisica e simbolica delle testimonianzae storiche di Roma.
Marc’Antonio Franceschini (1648-1729) “Scena campestre” capolavoro svenduto clandestinamente da Giulia Odescalchi a Trinity Fine Arte, Londra e rivenduto sul mercato americano oggi a Washington