Storicizzate le avanguardie e persino la Pop Art, metabolizzate le ubriacature concettuali e le cervellotiche provocazioni – spesso gratuite – con Angelo Accardi l’arte torna ai valori plastici di Pittura e Scultura. Come affermava il celebre gallerista Arturo Schwartz: «I performer fanno teatro, i videomaker fanno cinema, gli artisti plastici dipingono e scolpiscono.»
Accardi – caparbiamente – da oltre trent’anni, coerente con la sua idea di arte, ha affinato lo stile ed esplorato temi universali, rilanciando tecniche, spirito e atmosfere delle botteghe rinascimentali. L’artista italiano, fedele al Genius Loci della sua terra d’origine, ha fatto suo l’assioma: «Think global, act local», dando vita vent’anni fa a uno studio/factory a Sapri. È lì che, in un’atmosfera di vibrante energia creativa, progetta e realizza – insieme a un team affiatato – le numerose mostre e installazioni che conquisteranno, insieme agli iconici struzzi, piazze, gallerie, musei in giro per il mondo.
Una decina di collaboratori interni, affiancati da professionisti esterni, contribuiscono a tradurre in realtà gli abstract creativi dell’artista, destinati a prendere forma nei musei e nelle gallerie private di mezzo mondo. Per Accardi l’arte è fatta, come egli stesso sostiene, di «un 1% di ispirazione e un 99% di fatica»: una dedizione totale che si riflette nella cura maniacale dei dettagli. Le sue opere, infatti, non si esauriscono in un colpo d’occhio, ma invitano a una fruizione lenta, contemplativa, che rivela progressivamente nuovi elementi, piccoli segni nascosti che emergono solo dopo un tempo di osservazione prolungata.
Come esponente del Pop Surrealism, Accardi in Italia rappresenta un unicum, grazie alla sua personalissima versione di una corrente nata negli anni ’70 in California dal movimento Lowbrow di Robert Williams che anteponeva alla cultura “alta” (Highbrow) l’irriverenza punk e l’ironia dei fumetti underground. Nelle sue messe in scena, Accardi utilizza un registro sarcastico e raffinato, fondato sul calembour semantico e sugli incontri impossibili tra figure del passato e icone della contemporaneità. Un corto circuito logico e visivo che disorienta lo spettatore e, proprio per questo, lo costringe a interrogarsi.
Emblematico in questo senso è lo struzzo, divenuto cifra iconica e “misplaced element” della sua ricerca. La presenza straniante dell’animale, fuori contesto, racconta il senso di inadeguatezza e vulnerabilità dell’essere umano, costantemente sospeso in una società liquida, pervasa da un senso di pericolo imminente, come teorizzato da Zygmunt Bauman nel saggio Liquid Fear. Accardi, attraverso lo struzzo, dà corpo a questa minaccia, ma al tempo stesso la addomestica: ne fa un simbolo ironico e poetico, un compagno di viaggio che offre allo spettatore una via di fuga, un punto di vista privilegiato, una finestra sull’arte come antidoto al caos del presente.
Le recenti mostre di Accardi
12 agosto 2025: The best Offer Eden – House of Art / Saint Tropez
Saint Tropez ritorna ad essere la capitale del Glamour mondiale e Accardi inaugura la nuova Galleria d’arte di Eden
con una mostra che intende rendere omaggio al cinema citando The best Offer del di Giuseppe Tornatore che diventa
apoteosi della pittura. La molteplicità evocata da Italo Calvino nel saggio “Lezioni americane”, acquisisce nella suggestiva location intrisa di storia del costume legata proprio alla Nouvelle Vague e dei protagonisti di quella epopea che grazie al loro fascino hanno reso Saint Tropez un luogo di culto. Se Dio creò la Donna, Brigitte che ci saluta dalle grandi tele di Accardi, creò Saint Tropez per un’offerta che ha messo in crisi i collezionisti internazionali accorsi al vernissage che indecisi su quale opera scegliere, per non avere rimpianti le avrebbero prese in blocco.
20 agosto 2025: Accardi incontra Dalì (The Beauty & the Bold – Porto Cervo)
Ad agosto 2025 Accardi si è misurato con l’arte di Salvador Dalì in un singolare dialogo a distanza con il Maestro catalano grazie alla concessione da parte di “Salvador Dalì Universe” che detiene i diritti per la riproduzione delle sculture monumentali. Lo spazio espositivo The Beauty & the Bold di Porto Cervo con la mostra “Accardi incontra Dalì”, ha voluto testimoniare un’affinità tra i due artisti che con le loro visioni, contribuiscono al “Discredito della realtà” per affermare l’esistenza di un mondo parallelo dove tutto può succedere.
23 aprile 2025: Art Crimes (Pinacoteca Ambrosiana – Milano)
Le mostre di Accardi sono esperienze immersive, viaggi nel mondo immaginifico e simbolico dell’artista attraverso percorsi che simulano le connessioni dove ognuno può attivare sinapsi nuove, ripercorrendo l’intero processo creativo. La mostra Art Crimes, allestita nella sala del Foro Romano della Veneranda Pinacoteca Ambrosiana, tempio della cultura e primo museo al mondo, nel senso moderno del termine, ha indagato la questione dell’appropriazione intellettuale nel mondo dell’arte. Accardi rivisita per l’occasione il cartone preparatorio della Scuola di Atene, sostituendo al Pantheon di Raffaello, un suo personale Pantheon fatto di artisti che a vario titolo hanno saccheggiato altri artisti. “I bravi pittori copiano, i grandi artisti rubano”, la celebre frase attribuita a Picasso, dà il senso della mostra che individua nel “benchmarking” una pratica irrinunciabile e diffusa che permette agli artisti di evolvere nel proprio stile ispirandosi ad artisti del passato o contemporanei così come lo stesso Raffaello ha fatto saccheggiando “Lo sposalizio della vergine” del Perugino.
8 agosto 2024:Icarus’ Dream (Palazzo Donà Dalle Rose – Venezia)
Icarus’ Dream, la mostra allestita nell’androne di Palazzo Donà Dalle Rose di Venezia, già sede della 60^ Biennale d’Arte di Venezia, è stata concepita come una sorta di capsula del tempo che mirava a celebrare la libertà creativa attraverso il racconto di un’epoca, gli anni ’80, caratterizzati da un senso di libertà e da un nuovo impulso creativo che ha interessato tutti gli ambiti dalla moda alla musica, passando dall’arte che in quegli anni tornava alla figurazione.
L’evoluzione del genere umano e della storia dell’arte hanno a che fare con una pratica irrinunciabile: la disobbedienza.
Accardi ripercorre gli anni della sua carriera, nata proprio grazie a quel flusso di caos creativo che ha impresso alla sua arte un’accelerazione formidabile.

Nino Florenzano
Art writer e Art Curator


