Di Monica Macchioni
In un evento che purtroppo ha visto la scomparsa del suo creatore Alfredo Ambrosetti a 94 anni, il Forum non ha più il sapore di una volta tra grande politica e grande economia.
Si rivedono sempre gli stessi volti. Ormai ospiti fissi (e con ruoli di consulenza dentro Ambrosetti) Paolo Gentiloni ed Enrico Letta.
Il primo, finito il suo mandato alla Commissione, pensava di riprendersi il partito e tornare a fare il Presidente del Consiglio.
Tornato a Roma però ha trovato ben poco; anzi una nuova generazione di politici affamati e assetati di potere che non hanno voglia di lasciare spazi.
Il secondo, Enrico Letta, dispensa consigli su cosa fare in Europa, sul mercato unico, su come gestire una nazione, come se quando era lui a guidare il governo o il Pd avesse fatto qualcosa di rilevante o memorabile.
Il grande tributo Cernobbio lo dà al ministro degli Esteri del governo Meloni, Antonio Tajani, a cui dedica un grande spazio dal titolo “il ruolo dell’Italia nel contesto internazionale”. Il palcoscenico è’ davvero di eccellenza: protagonista unico sul palco con il solo confronto di Ferruccio dei Bortoli a raccontare le sue visioni (e allucinazioni).
Si nota molto la differenza di trattamento che Cernobbio riserva all’altro vicepremier, Matteo Salvini leader della Lega.
Gli vengono dedicati solo pochi minuti,7-8 per l’esattezza, in una strana accoppiata con Guido Bortoni, noioso come non mai nel raccontare un lavoro fatto sull’energia.
Salvini invece usa pochi minuti, ben preparato, con slide in power point fatte ad hoc per raccontare come il ministero stia spendendo i 200 miliardi di investimenti.
Grande celebrazione al ponte che raccontato cosi’, “s’a da fare”.
Ma Cernobbio lo punisce nel dargli uno spazio evidentemente giudicato troppo esiguo, e forse non è un caso, che, dopo questo fatto, Giorgetti declini la sua partecipazione all’ultimo e si colleghi solo on line.
Cambio di programma fastidioso…
Anche Giuseppe Conte fa lo stesso.
Sabato, il giorno prima del suo intervento decide di non andare mandando di nuovo in tilt il programma di Cernobbio.
Non ha accettato che la Schlein avesse annunciato i candidati alle regioni prima di lui… ripicche da bambini all’asilo.
A Cernobbio proprio la Schlein non convince la platea.
Le nostre fonti bene informate ci dicono che nell’intervenuto delle opposizioni di domenica, Renzi sia stato davvero il migliore.
Ha saputo incantare la platea e afferrare la sua attenzione con tempistica e battute giuste… peccato però che gli applausi della intelligentia e dei salotti buoni non si trasformino mai in voti…
Ha fatto un attacco diretto al reddito di cittadinanza definendolo il male assoluto, ma il direttore Fontana moderatore del tavolo gli ha ricordato che i 5S alle regionali stanno inserendo il reddito di cittadinanza.
Ha incassato il colpo, con tanto di sorriso e si è così zittito…
Calenda al secondo posto, preparato e preciso, ha annunciato di non partecipare alle regionali con le opposizioni. Idee chiare ma poco empatico.
Bonelli ha provato a parlare agli imprenditori.
Modesto risultato.
Chiaro nell’esposizione.
Ancora deve farne di strada per convincere come il green possa diventare un business e non un ostacolo in un Paese come in Italia.
Schlein la peggiore di tutti.
Sul volto un sorriso stampato finto alla Kamala Harris.
Non ha saputo calibrare i messaggi sulla tipologia della platea.
Cernobbio ha poi affidato a Mario Monti il compito di discutere di innovazione europea.. certo tutti si sarebbero aspettati Sam Altman, un rampante ventenne digitale.
Ma si sa, ci lamentiamo della denatalità ma nessuno nota che questo è un paese dove i vecchi non mollano e non danno spazio ai giovani.
Poi e’ venuto il turno di una sfilza di americani, quasi tutti a osannare Trump e l’America.
Noi invece Gentiloni e Letta a piangerci addosso e di come potremmo fare di più.
Domenica tutti a casa a raccogliere i cocci di una Cernobbio che ha perso il suo fondatore e lo smalto e l’energia delle edizioni passate.
Forse Salvini stara ancora meditando sul perché sia stato in assoluto il politico a parlare di meno…
Forse a Cernobbio non piace la suggestione filo russa.
Anche quest’anno infatti hanno scelto di far parlare Zelenski in apertura.
È’ stato sicuramente un grande onore per il presidente ucraino, ma anche una precisa scelta di campo.
Crosetto ha lasciato lo spazio e il privilegio di presentare una ricerca di AIAD, l’associazione delle industrie della difesa a Federico Rampini.
Fatto strano per una platea così qualificata sulla finanza e l’economia: a Cernobbio non si e’ parlato proprio della grande operazione MPS, una partita vinta tra Roma e Siena che evidentemente deduciamo non piaccia troppo a Milano…
E forse per questo, proprio lì, sul lago di Como, a due passi da Milano qualcuno ha ritenuto fosse meglio non parlarne.
Evidenziando una grande lacuna rispetto ad un macro tema di attualità