Di Monica Macchioni
Premesso che il ministro Daniela Santanche’ sta facendo davvero un lavoro egregio al ministero e ha rilanciato con forza il brand Italia per quanto riguarda il turismo, con ricadute positive su tutto il settore alberghiero e della ricezione, credo che comunque l’Italia non si possa appiattire e trasformarsi in un Paese di albergatori e ristoratori, come peraltro era stato autorevolmente vaticinato qualche decennio fa.
Non si sente più parlare di produzione industriale e questo e’ un grave danno anche rispetto al posizionamento dell’Italia fra le potenze mondiali. Nonostante tutto, nonostante le difficoltà dovute all’alta tassazione e a normative molto penalizzanti sul piano del lavoro, resistono imprenditori e marchi come Della Valle che danno lavoro a migliaia di persone in maniera diretta e indiretta per quanto concerne l’indotto.
Queste persone, come Della Valle, come De Cecco, come Barilla, come Cucinelli, e molti altri andrebbero premiati in quanto resistono in un Paese che non ha la forza di abbassare le tasse, e di incentivare lo sviluppo.
E cosa accade invece ? Che basta un esposto non verificato, con un processo non ancora celebrato, perché Della Valle finisca sulla graticola e rischi – dopo 60 anni di lavoro ineccepibile compresa la tutela dei diritti dei lavoratori e l’ideazione del primo asilo nido aziendale all’interno della fabbrica – di perdere l’azienda mandando 5300 dipendenti per strada
Cosa e’ infatti e cosa comporta il commissariamento giudiziario? Significa mettere un soggetto nominato dalla Procura a capo di una azienda con poteri sovrani al punto da gestire l’azienda come fosse la propria. I fatti sono sotto gli occhi di tutti. La maggior a parte di questi commissariamenti, proprio perché manca l’adeguata competenza, finiscono in fallimenti aziendali con conseguenti licenziamenti.
La domanda sorge spontanea.
Chi garantisce infatti che tale commissario venga scelto secondo professionalità specifiche? Nessuno.
Perché se tale soggetto, vedi ad esempio il caso specifico di Della Valle, avesse avuto queste mansioni di alta professionalità nel settore della alta moda, avrebbe sicuramente cercato di essere assunto nei grandi brand con alti stipendi e non si sarebbe dedicato a un incarico giudiziario.
Può un brand creato in 60 anni da persone con ago e filo e con piatto di alluminio come lampadario essere sbattuto in prima pagina e additato dai mass media come evasore, fautore del lavoro nero o del caporalaro o dello sfruttamento, quando la moglie di Della Valle ha inventato il primo asilo aziendale? Non e’ abbastanza noto ai più infatti che i Della Valle sono stati i primi a creare locali ricettivi (asili) in azienda per agevolare le mamme e i papà a collocare i loro figli senza aver problemi di correre avanti e indietro dal lavoro e le mamme per poter allattare i propri figli con il consenso dello staff dirigenziale.
Come è’ possibile annoverare con tanta leggerezza la famiglia Della Valle ad un contesto evasivo e di sfruttamento dell’essere umano quando hanno dato prova per decenni di essere esattamente agli antipodi dal profilo di chi opera in questo modo? Nei fatti. Non a chiacchiere e retorica.
Il problema andrebbe visto a monte: ad esempio: inail e INPS hanno i relativi reparti ispettivi. Hanno mai rilevato problemi o irregolarità all’interno della azienda?
E’ possibile fare controlli accurati e incrociati soprattutto con l’ausilio delle moderne tecnologie a disposizione di chi indaga e di chi è preposto al controllo: come è possibile finire direttamente sui giornali come presunti colpevoli? Quale danno può fare anche con il relativo effetto domino il trapelare di una notizia data per certa ma tutta da verificare? E che poi se analizzata nel dettaglio degli articoli di giornale e non nei titoli riguarderebbe non l’azienda ma eventualmente qualche subappalto esterno ad essa ? E allora va colpito Della Valle e lasciato impunito chi eventualmente pratica il caporalato? Che tipo di giustizia e’ questa? Quella per cui se hai un nome altisonante e’ bello farti finire sui giornali e nessuno e’ sufficientemente responsabile per porsi il problema delle conseguenze e degli effetti sulla occupazione ?
Con l’aggravante che si e’ dato un segnale estremamente negativo al mercato industriale a livello mondiale.
Se si è evasori o presunti tali in materie contributive e fiscali, ciò deve essere sancito dopo opportuni accertamenti e magari si viene condannati a pagare anche in solido come concorso o favoreggiamento, ma va assolutamente evitato il killeraggio preventivo a mezzo stampa, perché di mezzo ci vanno 5300 posti di lavoro più quelli delle ditte di subappalto più quelli delle aziende dell’indotto.
Il Made in Italy va tutelato senza se e senza ma ; ed è bene che il legislatore metta mano con urgenza a questi disguidi interpretativi delle norme di sicurezza sul lavoro e delle leggi della antimafia, altrimenti veramente saremo artefici del suicidio del Made in Italy, complici dell’aver lapidato preventivamente e senza processo persone perbene e imprenditori lungimiranti, proprio in un periodo in cui la concorrenza coi marchi esteri e’ a livelli altissimi,molte aziende son state costrette a chiudere perché non hanno retto la globalizzazione.
Per cui: ben vengano gli esposti contro il caporalato, ma si abbia la lungimiranza di gestirli con attenzione, con senso di giustizia e di buon senso e non per finire sui giornali.
E se qualcuno ha sbagliato e’ giusto che paghi, ma francamente imprenditori del livello di Della Valle con aziende così grandi e complesse non possono certo mettersi a fare un lavoro di fino e investigativo che è proprio dei pm e della guardia di finanza.
Se aziende e fornitori lavorano nella opacità, questa colpa non può finire sulla azienda che affida le commesse e che ovviamente ne è all’oscuro.
Deve esserci qualcun altro preposto al controllo e alla sanzione.
Altrimenti finiremo col punire il giusto e chiudere un occhio sul colpevole che non fa notizia e non fa finire sui giornali.