Altri graffi

Centrodestra, Meloni leader incontrastata di governo e di partito; Tajani insidiato da fronda risentita del 17 dicembre

Monica Macchioni1 - IlGraffio - Monica Macchioni
Oggi Salvini ha una seconda chance: quella di rimanere leader di un partito che può tornare in vetta ai consensi grazie all’entusiasmo e alla nuova linfa apportata dal generale Vannacci e dalla sua squadra.

Di Monica Macchioni

C’è’ un cambiamento radicale tra la Prima e la Terza Repubblica, che riguarda innanzitutto il modo di percepire il proprio ruolo di leader, ma anche la maniera di intendere i partiti, la loro funzione, e più in generale la politica.

Ad esempio, nell’era post Berlusconi i tre leader mediaticamente più significativi – cioè Renzi, Salvini e Meloni – hanno in comune fra loro, oltre al fatto di essere a capo di un partito personale, quello di aver operato nella vita privata la scelta di acquistare la propria abitazione, e di scegliere tutti e tre una villa a costi medio bassi anziché un appartamento o un attico, come a dire amo la gente ma fino a un certo punto, mi confronto col popolo ma mi distinguo da esso, ho una villa indipendente e degna, ma non sono extra ricco.

Per quanto riguarda i partiti, invece, Renzi e’ stato l’unico leader a dover traslocare armi e bagagli, uscire dal Pd, e fondare un’ altra formazione politica.

La Meloni ha fatto un autentico miracolo di consenso e leadership, lasciando stupefatti anche quei camerati di partito che all’epoca del governo Berlusconi 2008 la vedevano ancora come un gabbiano di Colle Oppio, ma che successivamente sono stati costretti a riconoscerne le innegabili doti di grandissima lavoratrice, tenace costruttrice di consenso e infaticabile leader.

Oggi la Meloni non ha rivali all’interno del proprio partito, e la frangia più nostalgica comunque la elogia pubblicamente nonostante qualche mugugno interno e qualche malumore di linea rispetto al filo atlantismo e a un suo riposizionamento verso il centro, più democristiana che post fascista.

Altri partiti come la Lega, invece, dopo l’exploit marcato Salvini 2018 hanno avuto una autentica crisi di crescita, come se i salotti romani avessero intorpidito l’efficacia e la determinazione della azione politica leghista, scontentando da un lato la base iper razzista che “urla al negro e al ladro” e dall’altro l’imprenditoria borghese di ispirazione liberale.

Oggi Salvini ha una seconda chance: quella di rimanere leader di un partito che può tornare in vetta ai consensi grazie all’entusiasmo e alla nuova linfa apportata dal generale Vannacci e dalla sua squadra.

Ci riferiamo ai Team Vannacci che stanno sorgendo in tutto il territorio nazionale e in modo particolare alla esperienza della Legione del Castello, sorta intorno a Castello Sforzini di Castellar Ponzano per opera di un moderno mecenate illuminato, Luca Sforzini, esperto d’arte dotato di una grandissima passione civica e politica.

Nonostante i malumori interni e la pretesa del governatore uscente Zaia di poter contendere la premiership di Matteo, il tandem Salvini-Vannacci e’ una abbinata vincente che può dare stabilità alla Lega e farla lievitare enormemente nei sondaggi.

All’interno di Forza Italia invece la situazione è molto più mossa. Sotto la cenere della stabilità e dell’affidabilità Tajaniana, infatti, cova il fuoco della riscossa di Deborah Bergamini che ha organizzato una fronda per tirare la volata al governatore uscente e riconfermato a furor di popolo nonostante le inchieste della magistratura, Roberto Occhiuto.

L’operazione si rivela più insidiosa del previsto, perché già da mesi si rincorrono i sussurri e mormorii nei corridoi del partito.

Da un certo punto di vista e’ un segnale rassicurante della permanenza in vita di Forza Italia, anche perché dopo la dipartita di Berlusconi nessuno avrebbe scommesso sulla continuità del partito.

Tajani invece ha avuto il coraggio, la forza e la determinazione di metterci la faccia, su un progetto che i più davano già per morto ed è stato in grado di riorganizzare su base anche territoriale un partito che si è sempre invece basato solo ed esclusivamente sul carisma indiscusso di un fuoriclasse unico e geniale come Silvio Berlusconi.

Francamente, o scende in campo qualcuno col cognome giusto – che può essere solo UN BERLUSCONI – cognome che i sondaggisti dicono valere da solo un 5 per cento, oppure per Forza Italia, per garantirsi un futuro, sarebbe meglio meglio continuare ad affidarsi e a puntare sulla leadership tranquilla di Antonio Tajani che e’ un buon punto di mediazione fra le anime interne del partito, fra Nord e Sud del Paese, e soprattutto non ha problemi di inchieste giudiziarie e quindi è libero di parlare di tutto anche di riforma della giustizia senza apparire come quello che bacchetta i magistrati cicero pro domo sua, e garantisce una crescita equilibrata sul territorio favorendo lo sviluppo di un partito non più fondato sul carisma di uno, ma sull’impegno di molti.