Di Monica Macchioni
C’è’ un sindaco che sfida da mesi il freddo e i poteri forti e che continua a dormire in una tenda per provare a salvare la sanità pubblica, c’è’ un presidente di regione indagato insieme alla moglie e ad altri 43 per corruzione e mazzette e c’è’ un europarlamentare locale, molto conosciuto e molto potente, democristiano di origine, oggi battente bandiera leghista, che fa orecchie da mercante e se ne guarda bene dal prendere posizione in favore della sanità pubblica e contro l’allungarsi delle liste di attesa, anzi non proferisce parola in favore del popolo e del suo diritto alla salute.
Come mai?
Di cosa e di chi stiamo parlando?
Il sindaco in questione si chiama Piero Castrataro, eletto nella fila del centrosinistra, protesta dal 26 dicembre 2025 dormendo in una tenda davanti all’Ospedale “Veneziale”ad Isernia.
La sua mobilitazione mira a contrastare i tagli alla sanità pubblica previsti dal POS 2025-2027 e la grave carenza di personale, difendendo i reparti chiave come pronto soccorso ed emodinamica.
Il sindaco Castrataro ha iniziato il presidio permanente per evidenziare la crisi del personale, in particolare la carenza di medici al pronto soccorso e in altri reparti con l’obiettivo di chiedere e ottenere garanzie per la salvaguardia dell’ospedale, in particolare i reparti salvavita.
E mentre il sindaco di Isernia ha proposto un “pacchetto di attrazione” per i medici, includendo bonus e incentivi economici, con il contributo del Comune, magicamente scomparivano pure le guardie mediche.
Nel frattempo si sono uniti alla protesta i sindaci Remo Di Ianni (Cerro al Volturno), Domenico Gonnella (Rocchetta al Volturno), Simone Nuosci (Carovilli), Manolo Sacco (Pescolanciano) e Daniele Saia, (Agnone e Presidente della Conferenza dei Sindaci), i quali ci hanno messo pubblicamente la faccia firmando un comunicato stampa congiunto contro il Decreto del Commissario ad acta n.9 del 14 gennaio 2026 col quale si smantella la sanità di prossimità nelle aree interne del Molise: una mobilitazione per chiedere dignità, presenza, diritto alla cura.
“Nel Molise reale – scrivono i sindaci – ci sono strade di montagna, viabilità fragile, neve e ghiaccio nei mesi invernali, popolazione anziana e non autosufficiente, frazioni isolate e trasporto pubblico insufficiente.
Trenta minuti sulla carta non corrispondono a trenta minuti nella vita quotidiana.
Per un anziano solo, di notte, in un paese interno, quella distanza può significare semplicemente non avere assistenza.
Il decreto restringe il perimetro della Continuità Assistenziale alle sole prestazioni assistenziali non differibili, escludendo categoricamente le condizioni urgenti come dolore toracico, dispnea acuta, deficit neurologico, trauma o sincope, demandandole esclusivamente al sistema dell’emergenza”.
Ma chi decide, alle due di notte, se un dolore toracico è grave o no?
Chi valuta una dispnea in un anziano fragile?
“Nei piccoli comuni – spiegano i sindaci – la guardia medica è da sempre il primo presidio sanitario notturno e festivo, svolgendo una funzione fondamentale di filtro, orientamento e contenimento degli accessi impropri al 118 e ai Pronto Soccorso.
Questa separazione rigida può forse funzionare nei contesti urbani. Nelle aree interne significa lasciare scoperti interi territori.
Nel corso della Conferenza dei Sindaci, alla presenza della Direzione Generale di ASReM, della Regione e dei parlamentari del territorio, è stato espresso un parere formalmente e chiaramente negativo su questa riorganizzazione. Una posizione netta, motivata, condivisa.
Togliere la guardia medica a un paese non significa riorganizzare un servizio, significa togliere sicurezza alle persone.
Significa famiglie costrette a percorrere decine di chilometri di notte, anziani che sperano che vada tutto bene fino a domattina, comunità che perdono l’ultimo presidio dello Stato.
È così che si contribuisce allo spopolamento. È così che si spezza il legame di fiducia con le istituzioni”.
Qualche malizioso al bar del paese mormora che esiste una clinica la Neuromed che sta proprio in una posizione strategica, a Venafro Pozzilli, e’ dotata di servizio ambulanza e guarda caso e’ di proprietà dell’eurodeputato leghista.
Sarà un caso che ci sia stata la volontà regionale di smantellare la sanità pubblica proprio a ridosso delle elezioni comunali del maggio 2026?
E sarà un caso che il Presidente di Regione, tal Francesco Roberti, in carica dal luglio 2023 sia amicissimo di Aldo Patriciello?
Non ci sarebbe da stupirsi se a causa di questa situazione di pieno e aperto conflitto di interessi molti in Molise mollassero la Lega per aderire alle fila di Vannacci.
Nel frattempo un altro amico, il vescovo di Termoli, Monsignor Claudio Palumbo, proprio a novembre 2025 e proprio sempre grazie alla Regione Molise e grazie all’8 per mille, ha istituito un ambulatorio con medici e infermieri volontari per rispondere alla povertà sanitaria del Molise, costretta a richiamare anche medici in pensione.
Ma siamo sicuri che questa povertà sanitaria sia reale?
O non fa piuttosto comodo a quella rendita di posizione costruita da qualcuno negli anni?
I cinque stelle già avevano denunciato questa cosa circa 10 anni fa.
A giudicare da come sono andati i fatti, evidentemente non avevano poi così torto.