Altri graffi

Rai, il caso Boccia-Sangiuliano usato come miccia per screditare Report e indurre Ranucci alla resa 

La Rai e’ complice di questo attacco sistematico perché non difende ne’ il conduttore ne’ la sua trasmissione. Perché Giampaolo Rossi non applica il codice etico?

 

 

Di Monica Macchioni

 

Il caso Boccia-Sangiuliano parla da solo. Ed e’ l’emblema del Paese che siamo diventati. Dove i carnefici vengono trasformati in vittime e le vittime in carnefici.

Siamo in presenza di una giovane donna che non vuole passare per “amante di” e di un ministro che usa impropriamente il proprio ruolo e il proprio potere e che evidentemente pensa di potersi pagare l’amante usando un incarico pubblico, nonostante lei mostri molta più saggezza di lui, raccomandando cautela e temendo l’esplodere di un casino sia in famiglia per lui (sintomo questo che forse lei teneva veramente a lui) sia pubblico, al ministero.

Se poi qualcuno ha piacere di far risultare il ministro come vittima indifesa di condizionamenti da parte di Maria Rosaria Boccia, dipinta come una intrigante, o il male assoluto, beh, allora viene proprio da dire che forse Sangiuliano non aveva davvero le carte in regola per fare il ministro. Sin dall’inizio. Prescindendo da questa vicenda.

Perché se prendiamo per buono l’assunto che il ministro in questione si possa esser fatto condizionare da quella che è poco più di una ragazzina, pur intelligente, pur professionalmente valida, pur tutto quello che volete, non vogliamo nemmeno pensare a quanto il ministro possa essere stato alla mercé’ dei poteri forti o di altre realtà. E bene ha fatto a dimettersi allora.

La giustizia farà il suo corso visto che Maria Rosaria Boccia e’ stata rinviata a giudizio ma vogliamo sperare che ci sia buon senso in chi conduce le indagini soprattutto perché già le

Istituzioni hanno subito gravi contraccolpi di immagine. Una situazione così mediatica e così delicata impone davvero terzieta’ e assoluta imparzialità, pena un gravissimo effetto boomerang.

La vicenda Boccia comunque è’ stata la miccia che ha fatto partire un filone anti-Ranucci e anti- Report. Compreso il caso Ghiglia e la multa esagerata del Garante sulla Privacy.

E qui verrebbe comunque da chiedere a chi sta al vertice dell’azienda come Giampaolo Rossi (in quota Meloni con ammiccamenti a un certo Pd) se ha dimenticato nel cassetto il codice etico Rai. Lo applicasse! Erga omnes però. Non esentando gli amici, fingendo di non leggere gli articoli che escono sul Giornale e colpendo solo le persone ritenute scomode.

Siamo di fronte a trasmissioni Rai che parlano e criticano altre trasmissioni Rai, direttori di quotidiani di proprietà appartenenti organicamente al centrodestra che usano la Rai per attaccare giornalisti e altre trasmissioni Rai. Tutto questo va a detrimento della immagine pubblica di una azienda che e’ sempre meno servizio pubblico e sempre più chiacchiericcio fine a se stesso. Sono lontanissimi i tempi in cui la Rai svolgeva effettivamente quel ruolo di servizio pubblico che formava e alfabetizzava oltre che informare gli italiani. Ma davvero ce ne passa dal precipitare da quell’Olimpo di qualità alla discesa agli Inferi del battibecco da cortile, finalizzato a colpire Ranucci in un “uno contro tutti” veramente disgustoso. Chiuderà prima o poi la trasmissione? Cederà sotto ai colpi dei bombardamenti quotidiani? Smetterà di andare in onda?

Report e’ davvero una trasmissione d’inchiesta che da’ fastidio al manovratore, a quel potere che non accetta critiche e non vuole limiti ne’ opposizione. Ci sono stati negli anni sistematici e reiterati attacchi a Report, sin dai tempi della Gabanelli. Oggi la situazione e’ diventata imbarazzante, ai limiti della sostenibilità. E stiamo assistendo ad un accerchiamento continuo del collega Sigfrido Ranucci.

Che nonostante non venga difeso dalla Rai, che continua a fare orecchie da mercante rispetto a tutte le scorrettezze e ai colpi bassi che Ranucci subisce, si ostina a resistere. Questo gli fa davvero molto onore. Altri al posto suo sarebbero gia’ migrati verso lidi più confortevoli, sia dal punto di vista economico che di apprezzamento del ruolo.