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Rogoredo, La Politica e il Giornalismo

Monica Macchioni - IlGraffio
Siamo stati vittime di pontificatori preventivi di cazzate, direttori che hanno assolto il poliziotto facendo da grancassa volontaria alla narrazione di questo e quel politico senza neanche sincerarsi dell’esatto svolgimento dei fatti.

Di Monica Macchioni

C’era una volta la Politica, quella con la P maiuscola.

Era la Prima Repubblica, quella dei politici di professione, dei Togliatti, dei Cossutta, degli Andreotti, dei Craxi, dei Fanfani, dei Manca, dei Pertini, dei Lombardi, dei Gaspari, dei Nenni, e l’elenco potrebbe a lungo continuare.

Mi riferisco a persone di altissimo livello intellettuale e grande consenso elettorale, che sapevano anche ragionare della bassa cucina, in termini di posti e cordate, di raccomandazioni di persone valide e di clientele strutturate e pure di favori finalizzati a migliorare la realtà della società e dell’ambiente circostante e a mantenere il potere e il controllo sul territorio.

Si trattava di una politica regina, non ancella delle lobby e dell’economia, una Politica che siedeva nell’Olimpo e che aveva il coraggio delle proprie azioni.

Questa politica e’ stata azzoppata con Tangentopoli che ha avuto il demerito di radere al suolo una intera classe dirigente di un Paese sovrano senza che vi fosse il tempo per creare una nuova.

E chi c’era in quel momento, si è seduto al posto di chi ha lasciato il vuoto.

L’Italia e’ diventata di fatto così una colonia di chi ha vinto la guerra.

Questa decadenza vale anche per il settore giornalistico.

Oggi il giornalista vive la propria professione o come uno scribacchino da copia e incolla a causa dei contratti precari e sottopagati, o come un aspirante moralizzatore dei costumi, in realtà come tifoso di questo o di quel potere.

E non c’è’ più la verifica delle fonti, non c’è’ più la ricerca dello scoop andando a cercarsi le notizie in strada.

Salvo qualche meritoria trasmissione e testata giornalistica che combatte per non essere chiusa.

E così accade che, per settimane, anziché’ pensare a capire la reale dinamica dei fatti accaduti a Rogoredo, qualcuno ha pensato bene di seguire a sentimento o per opportunismo lo stereotipo dell’immigrato spacciatore che sicuramente e’ preventivamente contro lo Stato italiano e del buon poliziotto che ha sparato per legittima difesa.

Il primo certamente colpevole, il secondo sicuramente innocente, vittima ed eroe.

E così si son sprecate pagine di inchiostro a favore di questa narrazione che nulla c’entra col giornalismo, ma ha solo il colore triste della disinformatjia.

Ma poi che ci faceva un immigrato con una pistola giocattolo??

E così siamo stati vittime di pontificatori preventivi di cazzate, direttori che hanno assolto il poliziotto facendo da grancassa volontaria alla narrazione di questo e quel politico senza neanche sincerarsi dell’esatto svolgimento dei fatti.

C’è’ poco da aggiungere, e’ la stampa dell’amichettisimo sotto il governo Meloni, bellezza!