di Cristiano Arni
In una gremita sala Matteotti, alla Camera dei Deputati, il 26 marzo, su iniziativa dell’On. Luciano Ciocchetti, si è svolta la presentazione del libro: Mattei e Cefis: gli Architetti dell’Italia Occulta di Pietro Giuseppe Parisi, casa editrice Pagine. L’evento è stato presieduto dallo stesso On. Ciocchetti, Vicepresidente Commissione Affari Sociali e Sanità, insieme al Dott. Giuseppe Sanzotta, già Direttore a Il Tempo, attualmente alla direzione della rivista Il Borghese, presenti inoltre: la Consigliera di Roma Capitale, On. Francesca Barbato, e il Prof. Avv. On Filippo de Jorio, oltre all’autore che ha preso parola in apertura dopo l’intervento dell’On. Ciocchetti.
Parisi ha ricostruito le vite e le carriere di Enrico Matteri ed Eugenio Cefis, ponendo in risalto le caratteristiche personali, il loro approccio etico e professionale nella gestione dell’ENI, che presentavano due metodi opposti sebbene fossero accomunati da una visione per un progetto condiviso per cui i due manager presentavano non poche differenze anche caratteriali, che però non impedirono lo sviluppo e la crescita dell’Ente, fiore all’occhiello nel settore industriale per il rilancio dell’Italia sul mercato.
La parabola di Mattei e Cefis contribuì fortemente al riscatto economico e allo sviluppo del Paese nel secondo dopoguerra, periodo in cui l’Italia risentiva pesantemente delle ferite di quel periodo versando in condizioni socio economiche disastrose, un Paese lacerato, piegato su se stesso, ma che nel giro di un tempo relativamente breve, vent’anni, si ritrovò invece a occupare un ruolo da protagonista, di primo piano nella competitività con i Paesi europei, e non solo, tra più industrializzati.
L’autore ha condotto la sua ricerca attraverso un’attenta ricostruzione dei fatti basandosi su fonti documentali in maniera rigorosa, attento alle singole e delicate fasi in cui si sono alternate le vicende di cui si tratta nel libro, scevro da mere speculazioni complottiste, individuando il fulcro del suo lavoro proprio nel colosso italiano degli idrocarburi: l’ENI, alla cui guida inizialmente fu Enrico Mattei.
Il lavoro di analisi svolto da Parisi poggia su elementi certi riguardo i meccanismi del potere, analisi condotta con rigore eludendo i facili luoghi comuni e stereotipi che nel corso del tempo si sono stratificati, specialmente intorno il tragico incidente in cui perse la vita Mattei, lasciando da parte narrazioni romanzate che non sempre dimostrano coerenza con gli avvenimenti reali, una sfida, quella di Parisi, alle fascinazioni “giallo poliziottesche” che nel corso del tempo hanno alimentato un filone forse un po’ distante dalla realtà storica e cronachistica, dovuto anche ad alcune immancabili lacune che hanno lasciato adito a voci anche meno attendibili.
Nel libro di Parisi emerge la complessità della figura di Enrico Mattei, fondatore dell’ENI, e quella controversa di Eugenio Cefis, personaggio di rilievo della finanza e dell’industria italiana, due figure facilmente associate a dinamiche di potere o poteri sotterranei, ma sarà poi così?
Dietro l’accreditata analisi compiuta da Giuseppe Parisi è un lavoro di indagine e ricostruzione storica che acquista senso e valore nella direzione prefissata dall’autore: raccontare, per quanto possibile, in maniera aderente alla realtà, la complessità di quella fase e di quei rapporti, prendendo in esame i fatti, confrontando i dati, comparando gli elementi concreti a disposizione, verificando la validità degli stessi, confutando le impurità, smontando e rimontando il puzzle delle vicende presenti nel saggio, per avere un quadro lucido sugli avvenimenti e sulle singole personalità.
La presentazione del libro è stata anche occasione per riflettere su una fase importante e cruciale per lo sviluppo dell’economia italiana in una delicata fase della storia del nostro Paese, dibattendo in maniera bilanciata sulle potenzialità espresse dal sistema adottato da Mattei e dai suoi collaboratori, prendendo spunto e modello da quella visione per tentare oggi l’impresa, attraverso l’adozione del Piano Mattei in aree depresse che presentano, oltre alle loro criticità socio economiche anche un potenziale e una ricchezza su cui poter contare, un valore intrinseco sul quale puntare per lo sviluppo economico e sociale in quei Paesi dove viene adottato il Piano voluto dall’attuale Governo Italiano.
Del resto l’Italia si venne a trovare in condizioni di enorme disagio proprio nel Secondo dopo guerra, ma grazie anche a interventi economici di ripartenza in cui presero vita e forma quelle espressioni imprenditoriali virtuose che risultarono formule vincenti per l’uscita del Paese dalle condizioni in cui versava.
Il merito del lavoro di Parisi è quello di aver condotto un lavoro attento e specifico sulle figure e le personalità di Enrico Mattei ed Eugenio Cefis, attraverso il quale l’autore non fa mistero di compiere un j’accuse nei confronti del ruolo di Cefis. Nel saggio non c’è una presa di posizione predominante come invece accaduto in alcune occasioni passate dove sembrava assistere ad uno scontro ideologico tra fazioni pro Mattei e contro Cefis, infatti un ulteriore punto a favore del lavoro di Parisi è proprio quello di mantenere una sobrietà ed equilibrio di piani, perseguendo una pista per rivedere i fatti e le vicende in maniera il più possibile obiettiva da un punto di vista storico e documentale, specie comparando due personalità tanto vibranti e influenti per la storia non solo dell’ENI.
In risalto le peculiarità di Enrico Mattei da una parte: persona carismatica, idealista, perseguiva l’indipendenza energetica italiana; mentre dall’altra Eugenio Cefis, riconosciuto come un ambizioso stratega, cinico e freddo, legato a logiche di potere economico e internazionale, non sono solo segni distintivi di personalità differenti, ma anche obiettivi diversi, in seno ai due manager.
E certamente, come abbiamo anticipato, la scomparsa prematura di Enrico Mattei, in quel tragico incidente aereo, ha lasciato spazio a molte influenze e suggestioni, che non di rado hanno visto un coinvolgimento dietro le quinti di uno stratega, individuata nella figura di Eugenio Cefis, associata ai misteri sulla morte di Mattei, un giallo su cui negli anni si è tornati spesso, alimentato da elementi che sono divenuti parte della cultura di massa, in un certo senso coadiuvati da: documentari, opere cinematografiche, docu-fiction, alcune delle quali anche di pregevole fattura.
L’autore offre al lettore strumenti critici atti a comprendere ulteriormente e meglio, le dinamiche economiche, politiche e geopolitiche intorno alle figure chiavi dell’ENI, Mattei e Cefis, contestualizzate nel periodo in cui l’Italia conobbe un importante sviluppo: industriale, economico, sociale e culturale, che diede impulso, insieme ad altri settori, non solo alla ricostruzione di un Paese segnato e lacerato dagli esiti della Seconda guerra mondiale, ma che fece da volano per la ripresa dell’Italia, fino a condurre il Paese verso una crescita inimmaginabile, tanto esponenziale quanto rapida, dai cui esiti quel famoso “miracolo Italiano”, periodo in cui il nostro Paese vantava un PIL importante, in costante crescita, considerato tra i più alti d’Europa.
Sebbene queste peculiarità caratteriali ciò non depone a favore o sfavore di nessuno dei due nella conduzione e gestione dell’Ente, anzi Enrico Mattei è tratteggiato nel suo ruolo manageriale, come figura chiave, leader di un’azienda di fama internazionale, il quale operava però negli interessi di un Paese per il quale si era anche battuto tra le fila della Resistenza e il cui scopo non era tanto, o non primariamente, quello di una ricchezza personale, individuale quanto più adoperarsi per il prestigio nazionale.
L’autore individua Mattei in quanto figura storica e scevra da facili prese di posizione, contemplandone la complessità del suo ruolo, figura che peraltro valica il suo tempo in quanto capace di giungere a noi, oggi, ispirandoci a quell’approccio come modello da perseguire ed esportare, come abbiamo visto sopra.
Mentre per quanto concerne la figura di Eugenio Cefis, Parisi sottolinea il personale interesse per il potere e un interesse legato alle logiche delle multinazionali, e potere anzitutto economico, ponendo solo in secondo piano quello politico e sociale, sebbene l’autore, nella stesura di questa edizione, si è detto pronto ad esaminare più a fondo anche la figura di Cefis, per la quale in precedenza, come ha dichiarato, non nutrisse simpatia alcuna.
Accantonate le personali idiosincrasie, esaminati attentamente i documenti, Parisi è stato capace qualche passo indietro, rispetto a Cefis, che però è significato un importante passo in avanti rispetto alla completezza nella stesura del suo saggio. Del resto le controversie legate alla morte di Mattei, e la successiva, immediata nomina di Cefis alla guida dell’ENI, hanno certamente corroborate certe ipotesi che nel tempo si sono come cristallizzate e che proprio l’autore si è fatto carico di scalfire, esaminando con accuratezza le varie fonti per mettere in discussione facili prese di posizione.
Nel corso della presentazione del volume non si è potuto non ricordare come l’Italia di quegli anni stesse cercando di uscire dalla profonda crisi in cui versava, un crisi però non solo economica e politica, ma anche sociale, che colpì la collettività, una crisi identitaria importante, che presentava un Paese così diviso e spaccato dai molti conflitti interni generati dalla guerra, e quindi come la ricostruzione economica del Paese passò anche per la ricostruzione di quella smarrita identità proprio grazie alle capacità di un folto gruppo di dirigenti che ribaltò le sorti di un Paese ridotto in macerie, fino a condurlo ai vertici tra i Paesi più industrializzati del mondo.
Nel suo saggio, Parisi punta la luce su un aspetto di riconoscimento importante rispetto alla figura di Enrico Mattei in quanto simbolo di quello spirito che incarnava la volontà di mettere l’Italia in condizioni di essere il centro di un’economia di rilievo, e l’emancipazione per l’indipendenza nell’approvvigionamento energetico, e questa visione fu possibile proprio per quanto è stato detto in precedenza a riguardo, ossia: perché il fondatore dell’ENI antepose anzitutto l’interesse del Paese attraverso l’Azienda, per il raggiungimento di quel servizio pubblico per il quale si era tanto speso, e non c’è vezzo, né volontà, da parte dell’autore, di edulcorare tout court la figura di Mattei.
Diretta conseguenza del modo di procedere di Mattei, nel suo impegno morale, è stato quello di considerare il valore del capitale umano cui diede tanta importanza per la vita aziendale stessa, e motivo di orgoglio che risiedeva nel benessere dei lavoratori, presentando un piano di welfare di cui oggi si sente tanta mancanza, così ridotto a poca cosa, in alcuni casi addirittura quasi nullo.
Naturalmente l’ENI non fu l’unico esempio concreto di quel “sistema Italia” che consentì la realizzazione di un sogno tanto ambizioso, quello di far grande l’Italia, basti pensare ad altri importanti esempi industriali tra pubblico e privato: Ansaldo e Terni, Pirelli, Fiat, Olivetti, giusto per citarne alcune.
Il saggio affronta anche le fasi successive dell’ENI che nell’alternanza delle sue vicende vide spostare l’attenzione verso una forma di capitalismo che mirava sostanzialmente più al profitto e meno al benessere sociale, più agli interessi personali che a quelli della collettività.
È questo aspetto a marcare ulteriormente le differenze che tra la figura di Mattei e quella di Cefis che guidò l’azienda in questa sua seconda fase, con comportamenti e attitudine più individuali rispetto alle scelte aziendali operate da Cefis verso direzioni in un certo senso opposto a quelle del suo predecessore.
È stato specificato che le scelte di Mattei non fossero dettate dal mercato o dal mero interesse e prestigio personali, tanto che dopo la sua morte non avesse lasciato ricchezze, morte che ormai quasi certo, è avvenuta per mano di qualcuno, questo è fuor di dubbio, un’esplosione mentre era in volo riconosciuta come un attentato per allontanarlo dall’ENI, che non pochi fastidi sollecitava ai giganti petroliferi mondiali.
La visione di Mattei era connotata da un forte ideale, quasi romantico, che paragonato allo spiccato utilitarismo odierno suona anacronistico anche solo immaginare, mentre Eugenio Cefis, invece, era su un altro piano nonostante fosse il braccio destro di Enrico Mattei. La guida di Cefis all’ENI, abbiamo detto, aveva tutt’altra linea, ne liquidò per sempre la visione quasi intellettuale del suo predecessore in quanto interessato più al potere, alla politica, ambienti in cui sapeva come muoversi e gestirsi.
Emergono così quelle voci che ancora oggi descrivono Cefis come un abile manovratore, voci che hanno alimentato sospetti di appartenenza, senza mai averne però prove certe, e di intrattenere contatti ambigui e relazioni con personaggi iscritti alla Loggia P2. Tanto basta, secondo le ricostruzioni presenti nel saggio di Parisi, di connotarlo come figura intrigante, che agiva nell’ombra.
Sembrerebbero solo voci, voci che però, troverebbero un qualche fondamento a dispetto del suo congedo dal mondo imprenditoriale e politico, e che non cessarono di alimentarsi. Come ambigua risulta, e poco comprensibile, vista la caratura del personaggio, la decisione di lasciare la Montedison nel 1977, e prima ancora di aver lasciato l’ENI nel 1971, ritirandosi a vivere tra il Canada e la Svizzera dove morirà a Lugano nel 2004.
Ecco, il lavoro di Parisi ha il grande merito di mettere in nuce proprio il dualismo comportamentale tra i due grandi imprenditori e manager, evidenziandone perfettamente le loro caratteristiche. Lo abbiamo detto: il saggio rileva il diverso approccio e modo di agire l’azienda che poi sono il risultato di una visione della società e dell’impresa opposte.
Sia Mattei che Cefis sono uomini di potere, ma mentre Mattei è saldamente legato alla propria azienda credendo nel ruolo sociale del gruppo che presiede con l’obiettivo di fare del meglio per il proprio Paese, Cefis, come descritto da Parisi, presenta forse un modo quasi più contemporaneo, per mentalità e modo di operare. Per egli le multinazionali sono il centro del potere economico oltre gli stati nazionali, un po’ come il mondo odierno, che presenta forme di potere in mano ai colossi che manovrano grandi capitali e non hanno necessità di una patria come base, non solo operativa.
Cefis in qualche modo spezza, rompe quel senso di solida appartenenza che era propria di Mattei, rappresentando come conseguenza naturale dei tempi, che un manager si sposti fluidamente. da un’azienda a un’altra. Una cosa però al momento è certa: dalla lettura del libro di Parisi, cui va il merito di far riflettere su due grandi uomini agli opposti tra loro che però hanno contribuito far vivere all’Italia una stagione di grande sviluppo, per cui alla fine del libro viene da chiedersi se potrà mai ripetersi un “miracolo italiano” simile.


