Roma – Il fantasma del Generale, con il suo neonato partito Futuro Nazionale, aleggia in modo sempre più ingombrante e minaccioso sui palazzi romani della politica, minando le certezze del Governo in vista delle cruciali elezioni politiche del 2027. All’interno del grande calderone del Centrodestra si è ufficialmente (e fragorosamente) aperta la “Caccia alla Strategia”: cosa bisogna fare con Roberto Vannacci? È meglio ingoiarne le provocazioni e allearsi con lui per sommare i voti, oppure isolarlo per non sporcare l’immagine moderata della coalizione? Su questo delicatissimo nervo scoperto è andato in scena nelle ultime ore un durissimo, appassionante e accesissimo botta e risposta “epistolare” tra due pesi massimi della politica: l’onorevole Amedeo Laboccetta (Presidente di Polo Sud) e l’onorevole Antonio Mazzocchi. Due visioni del mondo, della Destra e del futuro dell’Italia che si scontrano in modo frontale e senza esclusione di colpi, scomodando persino la sacra memoria dei Padri Fondatori del 1994.
La strategia di Laboccetta: “Senza Vannacci, la Meloni dice addio a Palazzo Chigi”
A lanciare il primo sasso nello stagno è stato l’onorevole Laboccetta, invitando pubblicamente e caldamente Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini a sedersi al tavolo delle trattative con il Generale. Secondo Laboccetta, infatti, la matematica non è un’opinione: «I numeri elettorali ci dicono chiaramente che, senza l’importantissimo apporto del Generale, la Meloni rischia seriamente di dover dire addio per sempre a Palazzo Chigi. Gli elettori sperano di no. È tempo ora di dimostrare una grandissima saggezza e maturità politica, ricercando a tutti i costi i punti che uniscono per costruire l’intesa di governo».
Per avvalorare la sua tesi, il Presidente di Polo Sud ha evocato un parallelismo storico pesantissimo: «Anche nel ‘94 non fu affatto facile far digerire la Lega al Msi, e viceversa. Ma il pragmatismo di Berlusconi, l’astuzia di Bossi e la grandiosa lungimiranza di Pinuccio Tatarella riuscirono nel miracolo di disegnare l’embrione del futuro centrodestra. Il mio è un sincero appello a trovare quella che Bossi chiamava “la quadra”, per non rimpiangere il genio politico del mai troppo compianto Tatarella».
La dura replica di Mazzocchi: “Vannacci è un ambiguo destabilizzatore!”
Ma evocare la figura mitologica del “Ministro dell’Armonia” (Pinuccio Tatarella) per giustificare un’alleanza con Vannacci ha fatto letteralmente infuriare l’onorevole Antonio Mazzocchi, che ha risposto a stretto giro di posta con una vibrante e durissima Lettera Aperta indirizzata all’amico e collega Laboccetta.
«Caro Amedeo – ha sbottato Mazzocchi mettendo subito le cose in chiaro – il tuo parallelismo con Tatarella rischia di offendere pesantemente la memoria e l’intelligenza di un maestro assoluto della destra di governo! Tatarella, Bossi, Berlusconi e Fini condividevano un nucleo fondamentale di valori granitici e totalmente alternativi alla sinistra. Vannacci, al contrario, ha già ampiamente dimostrato in questi mesi una pericolosa ambiguità tattica, dichiarandosi persino aperto a votare spregiudicatamente con la sinistra pur di destabilizzare il quadro politico!».
“La Destra vince Governando, non rincorrendo il populismo”
La difesa di Mazzocchi nei confronti del grandissimo lavoro istituzionale svolto da Giorgia Meloni in questi anni è strenua e lucidissima: «Non dimenticare mai che la Meloni ha portato Fratelli d’Italia dal misero 3% all’incredibile 27%, intercettando il voto di milioni di elettori moderati, conservatori e pragmatici. Seguire la tua proposta di alleanza significherebbe ricacciare immediatamente il partito nel recinto oscurantista di un radicalismo isolato, facendolo precipitare nuovamente al 10%. Ed è esattamente ciò che Vannacci spera, per fare spazio alle sue insidiose e improbabili manovre!».
La chiosa finale di Mazzocchi è un vero e proprio “Manifesto Politico” per il futuro del Paese: «La Meloni vincerà le elezioni del 2027 solo in un modo: governando! La sfida suprema si vince affrontando e risolvendo i problemi economici reali delle nostre famiglie e delle nostre imprese. Dobbiamo disinnescare quello stato emotivo di perenne rabbia su cui speculano le promesse populiste e irrealizzabili di Vannacci. La destra vince se resta seria e pragmatica, non certo se si mette a inseguire le facili provocazioni».
Il dibattito è ufficialmente aperto. Riuscirà la Ragione di Stato a prevalere sulla pancia dell’elettorato?


