Roma – Le acque del centrodestra italiano tornano ad agitarsi violentemente, attraversate da correnti sotterranee e spinte centrifughe che rischiano di incrinare i delicatissimi equilibri istituzionali faticosamente costruiti nell’ultimo biennio di governo. A far scoppiare il caso politico e a innescare una reazione a catena di durissime polemiche interne sono state le recenti e divisive dichiarazioni pubbliche rilasciate dall’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, dal palco del Forum Indipendenza di Orvieto.
Durante la kermesse, Alemanno ha lanciato un esplicito e provocatorio invito diretto al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, esortandola ad aprire senza indugi un canale di dialogo ufficiale con la neonata formazione “Futuro Nazionale” e, soprattutto, ad avvicinarsi pericolosamente e strategicamente alle posizioni fortemente identitarie e controverse del Generale Roberto Vannacci. Un “consiglio” politico che ha letteralmente fatto saltare sulla sedia l’ala più moderata, cattolica e centrista della coalizione di governo, scatenando la durissima e immediata reazione del Movimento dei Cristiano Riformisti, guidato da Mazzocchi, che ha bollato senza mezzi termini l’ipotetica alleanza come un autentico suicidio elettorale e geopolitico per la Nazione.
Il pressing dal Forum di Orvieto e la reazione di Mazzocchi
La nota diffusa alla stampa dai vertici dei Cristiano Riformisti non lascia il minimo spazio a interpretazioni o a diplomazie di facciata, ma affonda il colpo con una lucidità politica spietata: «Come Movimento dei Cristiano Riformisti esprimiamo la nostra più viva e forte preoccupazione in merito alle gravissime dichiarazioni di Alemanno emerse durante il Forum di Orvieto. Riteniamo, senza alcuna ombra di dubbio, che accogliere questa irricevibile sollecitazione rappresenterebbe un gravissimo e letale errore strategico e politico per l’attuale linea di Governo e per la tenuta stessa dell’intero Paese».
Il timore fondato dell’ala centrista è che una possibile “sbandata” verso la destra radicale possa polverizzare in un istante il massiccio consenso interclassista che Fratelli d’Italia ha saputo costruire in questi anni di faticosa traversata istituzionale. Il successo elettorale di Giorgia Meloni, infatti, non è figlio di estremismi da piazza, ma di un lungo percorso di accreditamento e di moderazione, che l’ha portata a rassicurare i mercati internazionali e a stringere patti solidi con l’elettorato borghese e moderato del Nord Italia e delle grandi aree metropolitane.
La linea atlantista: il vero segreto della credibilità del Governo
Nella sua lucidissima analisi, il comunicato di Mazzocchi difende a spada tratta l’attuale assetto di Palazzo Chigi: «In questi lunghi anni, esclusivamente attraverso una politica economica e internazionale improntata a un sano liberalismo moderato, responsabile e, soprattutto, pienamente e convintamente inserito nel rassicurante contesto delle alleanze occidentali ed europee, Giorgia Meloni ha saputo conquistare, radicare e consolidare il consenso di milioni di cittadini italiani».
La chiave di volta della stabilità dell’Esecutivo, secondo i Cristiano Riformisti, risiede proprio nel netto rifiuto delle sirene populiste e anti-sistema: «È stata esattamente questa salda postura atlantista ed europeista, intelligentemente unita a una gestione pragmatica, rigorosa e non ideologica dei conti e dell’economia, a conferire all’esecutivo una forte e inattaccabile credibilità interna e internazionale. Una credibilità che i nostri alleati ci invidiano e che ci permette di sedere ai tavoli che contano». Sposare la retorica isolazionista del Generale Vannacci, al contrario, riporterebbe l’Italia indietro di decenni, isolandola dai grandi processi decisionali di Bruxelles e Washington.
Le lusinghe della destra radicale e il tradimento degli elettori
Il rischio di un clamoroso “deragliamento” politico, dunque, è dietro l’angolo e la tentazione deve essere spenta sul nascere. «Cedere vigliaccamente alle lusinghe e ai canti di una destra radicale – tuona ancora la nota del movimento – significherebbe di fatto derubricare e vanificare totalmente l’immane sforzo istituzionale compiuto finora, appiattendo miseramente l’azione dell’intera coalizione di centrodestra su posizioni identitarie estremiste, folcloristiche e marginali, che assolutamente non appartengono alla maggioranza moderata e silenziosa del Paese».
La conclusione del comunicato è un monito severo e diretto a Giorgia Meloni, affinché non si faccia affascinare dalle percentuali effimere del Generale, pena la diserzione dell’ala moderata: «Se la premier Meloni accettasse l’invito di Vannacci, comprometterebbe per sempre e irrimediabilmente la fiducia e la credibilità che tantissimi elettori le hanno coraggiosamente accordato, allontanando in modo definitivo l’elettorato centrista e riformista. Come Movimento auspichiamo pertanto che il Presidente del Consiglio prosegua con ferrea convinzione sulla strada tracciata della stabilità, del dialogo costruttivo e del liberalismo moderato, respingendo al mittente queste pericolose derive ideologiche che rischierebbero solo di isolare l’Italia e di tradire vigliaccamente il sacro mandato ricevuto dai cittadini alle urne».


