Il tema è stato sviscerato in due sessioni, la seconda delle quali si intitolava Il valore delle energie: lavoro, ambiente, diplomazia, ed è stata moderata dal noto anchorman Rai Daniele Rotondo.
Ha esordito Nicola Russo (magistrato presso la Corte d’Appello di Napoli): «Se un governo non prende sul serio i diritti» ha detto, «allora non prende sul serio nemmeno il diritto. Il potere deve accettare i limiti che sono imposti dal riconoscimento in concreto dei diritti. Intorno al processo e ai diritti c’è molta confusione. Intanto c’è il tema del riconoscimento del diritto, soprattutto quando diventa internazionale (vedi le sanzioni contro la Corte Penale Internazionale poste dall’attuale amministrazione americana). Alla giustizia deve essere indifferente il bene collettivo o gli obiettivi che la politica deve raggiungere. Alla giustizia deve interessare il diritto del singolo».
Carlo Verdone (presidente e fondatore di Federitaly): «Rappresentiamo circa 8mila aziende, con presidi territoriali non solo in Italia ma in 24 Paesi nel mondo. Il paradosso è che l’Italia ha nel Made in Italy l’asset strategico più importante ma non lo regolamenta. Ci affidiamo all’art 60 del Codice di diritto doganale che semplicemente identifica l’origine doganale di un prodotto. Ma secondo voi il terzo brand più conosciuto al mondo è solo questione di origine? Un prodotto che nasce in Italia non nasce solo in Italia ma dalle competenze di chi lo fa, con un sapere di secoli e con una passione che molto probabilmente gli lascia un’impronta. Dobbiamo cercare di creare un movimento di pensiero per tutelare la nostra identità produttiva, un grande sforzo per cercare di tutelare l’Italia meravigliosa e apprezzata in tutto il mondo».
Valeria Fazio (economista – da remoto): «Abbiamo molto da fare e da rappresentare per diffondere il Made in Italy. Abbiamo un valore delle esportazioni verso gli Emirati pari a 7,9 miliardi e 13 miliardi di euro verso l’Arabia, totale quasi 20. Ma le relazioni funzionano quando gli obiettivi incontrano le strategie condivise. Non è sufficiente pensare di essere i più bravi al mondo a fare impresa. Il Medio Oriente è una terra straordinaria, una terra in cui i grandi capitali si muovono in grande velocità, li possiamo e dobbiamo far atterrare anche in Italia. Credo moltissimo nell’imprenditorialità prima che nell’impresa. Dobbiamo formare le nuove generazioni, bisogna avere coraggio e non paura».
Manuela Lampitella (vicepresidente Meritocrazia Italia): «Al cittadino interessa sapere quanto tempo attendere per una visita medica, se il suo lavoro gli consentirà una vita dignitosa, se una guerra lo colpirà. 2,4 mil di lavoratori sono poveri, 5,4 milioni di persone sono in povertà assoluta. Non possiamo considerare il lavoro una mera fonte di reddito. Il lavoro è quello che ci consente di partecipare alla vita economica del paese. La IA sta trasformando il rapporto fra tecnologia e forza lavoro, siamo al punto in cui l’innovazione rischia di diventare sostituzione. Occorre una soglia. Ai ragazzi va detto che le competenze servono ancora a qualcosa, e alle imprese che l’innovazione è sacrosanta ma in un contesto sociale. Se la società si impoverisce siamo davanti a un problema politico».

Agostino Santillo (vicepresidente della commissione Ambiente del Senato): «Le persone hanno diritto ad avere energia green in casa, cioè energia che non produce detriti. Siamo favorevoli al nucleare di quarta generazione, non a quello di terza, perché la quarta non produrrà scorie. Dell’energia nelle case l’80% viene usata per scaldare o rinfrescare, e di questo 80 il 60% viene disperso. Cioè metà di tutta l’energia viene dispersa. Ci sono tanti vincoli ma la tecnologia va avanti. Chi immaginava dieci anni fa che oggi avremmo avuto pannelli verticali che producono energia solare? Se vogliamo contrastare i cambiamenti climatici, dove dobbiamo intervenire? Entro il 2030 l’energia consumata in Europa deve essere il 16% inferiore rispetto al 2020. Insomma dobbiamo diventare l’hub delle rinnovabili».
Marouan El Mansoub (presidente dell’Organismo dell’industria e del commercio del Marocco in Italia): «Marocco e Italia sono partner strategici reciproci. Si entra in Marocco per avere accesso anche ai Paesi subsahariani. Il Marocco è secondo l’indice SACE molto attrattivo per gli investimenti in Africa. Noi come organismo non sosteniamo solo l’import ma anche l’export, valorizziamo sia chi vuole realizzare l’export dei prodotti».
Raffaele Picaro (direttore Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Luigi Vanvitelli): «L’Organismo Indipendente di Valutazione è strumento che valuta anche le prestazioni statali. Ma ancora oggi facciamo fatica noi italiani a pensare a condotte ispirate al merito, tant’è che la corte dei conti nel 2022 disse che gli obiettivi che si attribuivano ai dirigenti erano farlocchi. Facciamo fatica a misurarci con la valutazione. Non riusciamo ad ammettere che valutare non è solo per punire ma anche per premiare, tant’è che con una legge l’anno scorso Zangrillo ha riformato il sistema. Quale sarà l’esito? Tutto da verificare».
Renato Mannheimer (sondaggista e sociologo): «Abbiamo intervistato un grande campione di italiani su temi legati al merito e all’equità. Il merito viene riconosciuto nella società di oggi? Mica tanto. Il 34% dice che viene riconosciuto in famiglia, solo il 13% nella scuola, il 9% nel lavoro, il 7% nella società e il 6% nella politica. Dunque è riconosciuto solo in parte. Quanto all’equità, vuol dire per il 64% uguali opportunità di partenza ma ricompensa a ciascuno secondo il merito. Solo il 18% la definisce redistribuzione equa di risorse, mentre 18% ha posizione neutra. Quali valori si ritengono più importante? Trasparenza 39%, legalità 27% responsabilità 16% formazione 11% e innovazione 7%».
Massimo Lauro (falegname): «Noi falegnami lavoriamo e facciamo una vita dignitosa, nella media di uno stipendio normale. Non abbiamo orari ma è importante che l’agenda politica del merito ci tenga presenti. Sono stato per quasi dieci anni assessore a Salina e continuo a fare il consigliere comunale da due legislature. Il mio è un piccolo paese, Castel di Tora, uno dei borghi più belli d’Italia, e credo che ognuno debba dare qualcosa alla società in cui vive».
Diego Fusaro (filosofo): «Il tema del lavoro è il più centrale e nondimeno il più disertato. L’epoca che si era schiusa con la promessa di migliori libertà per tutti ci ha purtroppo indotti a prendere coscienza che le conquiste sociali legate al mondo del lavoro si sono tradotte nel loro contrario. Col 1989 è stato un cambiamento della scena del mondo e se ne sono impossessati i grandi gruppi che si fanno i propri interessi. Il tutto si intreccia col tema della green economy. Serve anche al discorso politico imperante per produrre una defocalizzazione sul tema del lavoro, onde curare gli effetti volendo però tutelare le cause. Ci sono i negazionisti, che dicono di fare tutto come prima, poi i negazionisti “di secondo tipo”, che affermano che il mercato (causa) sarà la soluzione. Non se ne esce con la green economy, servirà tutt’al più al green washing. Il merito può essere la base per la rinascenza della nostra patria, che dal merito è tanto lontana».

Massimiliano Tacconelli (VP Nuclear & Big Science Director presso Walter Tosto SpA): «Il nucleare dà sì un contributo fondamentale ma ci vuole formazione, lavoro qualificato. Abbiamo una squadra di 1400 persone sparse per il mondo, con un’età media molto bassa (35-40 anni). Cosa siamo disposti a fare per incentivare le generazioni nuove a lavorare in Italia? È questa la domanda».
Giuseppe Tango (Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati – da remoto): «La magistratura è fondata sulla conoscenza giuridica, sulla competenza e sull’uguaglianza perché tutti possono accedervi. L’imprenditore taglieggiato nel momento in cui decide di denunciare ha bisogno della fiducia verso la magistratura. Se manca, queste denunce non ci saranno. E tutelare questo valore spetta alle istituzioni. Ecco perché la magistratura deve presentarsi sempre in modo molto trasparente».
Maurizio Dallocchio (economista Università Bocconi – da remoto): «Le persone si sentono minacciate da una minaccia non reale, quella della IA, che io credo sia un’opportunità. Gli studenti percepiscono sicuramente di perdere ruolo per effetto della IA, ma nella realtà fino a oggi non si sono persi posti di lavoro. Le persone restano al centro del sistema».
Valentina D’Orso (deputata M5S): «Merito come impegno profuso e conciliazione dell’uguaglianza secondo art 3 e poi come si declina nei confronti del merito. Ci sono più avvocati che ci cancellano rispetto ai nuovi ingressi. Si cancellano prevalentemente le donne, c’è un gender gap molto forte e una difficoltà a conciliare la professione con i compiti di cura. Il gender gap per le donne è un ostacolo al riconoscimento del merito».
Serena Sammarco (responsabile organizzazione Meritocrazia Italia): «Le relazioni interumane, non solo fra capi di Stato e di governo, sono molto problematiche oggi. Solo un anno fa parlavamo di conflitti ma il 2026 non ci ha regalato un’immagine diversa, anzi. È delle ultimissime ore la tensione in Arabia Saudita. Mentre un tempo le tensioni si individuavano in problemi di vicinato, oggi nascono per una pluralità di ragioni differenti fra loro. Ragioni economiche. Stiamo in una vera e propria anestesia percettiva. MI davanti a questo scenario pensa che in un periodo di massima civilizzazione appaia molto scoordinato questo tentativo di agire senza diplomazia. C’è un diritto internazionale da rispettare. La pace deve essere vocazione istituzionale. Ogni Stato deve assumersi responsabilità e farsi parte diligente. Vediamo bene l’ingresso del Montenegro in Unione Europea, potrà contribuire a costituirne l’identità».
Antonio Porto (Segretario generale nazionale Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia): «Riteniamo che il nostro unico datore di lavoro sia il cittadino. Siamo l’unica categoria in Italia che è comandata da chi non ci paga. Si pensa che reprimere porti più sicurezza, ma il crimine dobbiamo piuttosto prevenirlo. I poliziotti sono prima cittadini e poi poliziotti, quindi vanno tutelati nella loro dignità».
Hanno concluso Luigi Bartolomeo Terzo (presidente Associazione Italiana Giovani Avvocati), che ha ribadito la primazia dell’uomo sulla IA, e il presidente di Meritocrazia Italia Walter Mauriello.
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Meritocrazia Italia è un’associazione culturale nata per dare vita a un progetto aggregativo fondato sulla valorizzazione del merito, della formazione, dell’equità e dell’impegno sociale ed ambientale, convinti che ci sia un Paese meraviglioso da vivere e raccontare e che sia giunto il momento di offrire un messaggio di speranza e disponibilità, ripartendo da una concreta rivoluzione culturale e dalla riaffermazione di un saldo sistema valoriale di base.
Crediamo che sia possibile creare una società migliore e più giusta, ripartendo, oggi più che mai, dell’impegno dei meritevoli, che, si badi, noi non individuiamo nell’élite dei migliori curricula, ma in coloro i quali ogni giorno, in qualunque ambito e partendo da qualunque condizione iniziale, senza lamentarsi, spesso sentendosi non considerati o addirittura irrisi e senza accettare l’odio per l’altro come reazione agli immancabili fallimenti umani, fanno il loro lavoro onestamente cercando costantemente di migliorare se stessi ed il mondo che li circonda.
Grazie a tale messaggio di positività, siamo riusciti a organizzare coordinamenti in ogni Regione (e in moltissime Province e Comuni), a pubblicare migliaia di articoli e testi di approfondimento su tematiche di rilevanza nazionale e locale, a depositare diverse proposte di legge, ma, soprattutto, ad aggregare persone provenienti da ogni parte d’Italia (e da alcune sedi estere) con differente estrazione professionale e politica, tutte accomunate dalla sola volontà di costruire un percorso virtuoso, finalizzato a recepire le varie istanze della società civile con l’intento di poter così elaborare e offrire soluzioni ragionate, concrete ed equilibrate, convinti che le diversità siano fonti di ricchezza anziché motivo di divisione e che la competenza, in uno al recupero di una dialettica sana, garbata, propositiva e costruttiva, siano imprescindibili elementi di sviluppo di una nuova concezione della partecipazione attiva nella gestione della “cosa pubblica”.


