Di Monica Macchioni
Alemanno verrà ricordato non per essere stato un leader della destra sociale, non per aver ricoperto il ruolo di ministro dell’Agricoltura meglio di molti altri, non per aver fatto il sindaco di Roma, ma molto probabilmente per la sua lettera inviata dal carcere di Rebibbia al ministro Nordio.
Lettera cruda, piena di passione e di impegno politico, una vera e propria denuncia di una situazione che tutti conoscono e che è divenuta ormai intollerabile.
Il sovraffollamento delle carceri e’ una questione che va risolta, senza se e senza ma, perché va contro il rispetto dei diritti della persona, va contro la nostra Costituzione che parla chiaramente di recupero del reo.
Alemanno mette il dito nelle piaga e ricorda a tutti noi che la politica dorme con l’aria condizionata mentre i detenuti sono in balia di un inferno fatto di mancanza di personale carcerario, celle affollate con malati di malattie infettive come la scabbia e molto altro.
Il fatto che il senatore del Partito Democratico Michele Fina – lontano anni luce dalla sensibilità e dalla storia politica di Alemanno – abbia avuto il coraggio di leggere questa lettera in Aula significa evidentemente che i tempi sono maturi, nell’anno del Giubileo e del nuovo Papa, per affrontare se non il tema della Amnistia che sarebbe un vero e proprio toccasana, lo strumento più adeguato per azzerare tutto e ripensare ex novo il funzionamento del sistema carcerario, almeno per l’indulto come misura di emergenza per alleviare una questione esplosiva che rischia di rimanere senza soluzione.
Non è un caso che Fina apra il proprio discorso citando il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che sempre ha posto l’accento sulla situazione tragica e disumana delle carceri italiane invocando interventi adeguati.
Sta dunque alla politica non lasciare cadere nel vuoto questi appelli che ormai giungono da tutte le parti, dal Papa Bergoglio, al garante dei detenuti, all’Europa, al Garante dei diritti dell’uomo, e provare a fare qualcosa di concreto, passare dalla poesia alla prosa, metterci la faccia e agire.
Alemanno descrive con grande precisione come il caldo sia disumano e come si viva dal piano terra fino al secondo e ultimo piano.
A Piano terra il caldo e’ ancora sopportabile ma per ogni piano aumenta di almeno 2 gradi.
In cima ci sono 10 gradi di temperatura in più.
E se si è esposti al sole, l’effetto forno e’ una realtà. Invece di porsi il problema di come risolvere il problema, ci sono troppe iniziative fatte per far bella figura ai tg della sera, che non sono di utilità per i carcerati che hanno bisogno di ventilatori, di celle meno affollate, di cure adeguate.
Alemanno critica anche il decreto sicurezza: ci sono state ben 5 proteste carcerarie in giro per l’Italia che oggi, per via della introduzione di queste nuove norme, sono diventate reato.
“Siamo ai Parioli delle carceri laziali ma anche qui avvengono cose che non dovrebbero avvenire”, dice Alemanno riferendosi a Rebibbia.
E si occupa non solo dei detenuti:
“insieme ai carcerati la situazione riguarda anche le guardie carcerarie”.
Il Problema del caldo nelle carceri è’ stato rimosso anche giornalisticamente.
Oggi ad Alemanno e ai suoi nuovi colleghi di cella rimane solo la speranza che i suoi ex colleghi si mettano una mano sulla coscienza, abbandonino le frasi forcaiole utili nemmeno più a prendere voti, e affrontino il tema dell’indulto.
Almeno quello. Visto che da Tangentopoli in la politica ha perso oltre alla autorevolezza anche il coraggio delle proprie azioni, e da oltre 40 anni non si è più avuta una amnistia tombale di tutti i reati.


