Di Monica Macchioni
Evidentemente Salvini vuole stupirci con la sua cultura.
Nel leggere le sue dichiarazioni di oggi sulla proposta di istituire una cauzione da pagare per chi organizza manifestazioni , così in caso di guai e danni chi ha organizzato paga di propria tasca – e pagherebbe dunque anche per i danni di eventuali e probabili facinorosi che non conosce o di provocatori o di avversari politici che a quel punto – se entrasse in vigore questa norma allucinata e allucinante- si potrebbero anche inserire di proposito al solo scopo di far casino e far danni in una manifestazione di cui non condividono nulla, una sorta di black-bloc a pagamento, mi è venuto in mente un passaggio del Vasari.
Giorgio Vasari, infatti, nelle Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori (ed. 1568), accenna a una regola in uso nelle pratiche edilizie e nei cantieri del suo tempo.
Scrive che, quando un architetto presentava un preventivo dei costi per un’opera pubblica o privata, se al termine del lavoro, i costi effettivi superavano la cifra stimata di meno del 10%, non vi erano conseguenze.
Se invece l’errore andava oltre quel margine, l’architetto era tenuto a coprire la differenza di tasca propria, perché l’errore era considerato frutto di cattiva perizia o trascuratezza.
Guarda caso non superava mai il 10 per cento di errore.
Questa regola non era un’invenzione del Vasari, ma rispecchiava una prassi contrattuale abbastanza diffusa nei cantieri rinascimentali e in generale nel diritto comune dell’epoca, dove l’“errore tollerabile” nei calcoli aveva un margine fissato (il 10% era considerato ragionevole).
Sarebbe interessante che Salvini proponesse di applicare quella che per praticità chiameremo la “norma Vasari” a tutte le stazioni appaltanti, di tutti i ministeri, di tutto ciò che riguarda il pubblico.
Di tutti i lotti e le gare vinte al ribasso e poi alzate in corso d’opera.
Ci sarebbe veramente da sedersi sulla riva del fiume, acquistare popcorn e godersi lo spettacolo che ne verrebbe fuori.
Già il diritto di manifestazione oggi in Italia ha subito restrizioni notevoli a seguito dell’approvazione del ddl sicurezza, ci manca giusto che a poter manifestare siano solo i più organizzati e i più ricchi cioè coloro che si possono permettere di pagare la cauzione.
Roba da rimpiangere l’Ovra e Mussolini.
Durante il periodo fascista, infatti, il diritto di manifestare era fortemente limitato, nei fatti era soppresso.
Dopo le Leggi fascistissime del 1925-26, le riunioni pubbliche, i cortei e le manifestazioni erano sottoposti ad autorizzazione preventiva del regime, che in pratica le vietava se non erano di carattere filofascista.
Si trattava di autorizzazioni di polizia.
La pubblica sicurezza aveva il compito di autorizzare o vietare ogni manifestazione.
Di fatto, solo quelle organizzate dal Partito Nazionale Fascista o da enti collegati al Regime erano permesse.
Gli oppositori non potevano manifestare legalmente.
I socialisti, i comunisti, I cattolici dissidenti e altri soggetti contrari al Regime venivano sorvegliati, arrestati o mandati al confino se organizzavano riunioni pubbliche senza permesso.
Strumentalizzare la violenza e gli scontri come sta cercando di fare oggi Salvini con la sua proposta liberticida lanciata sull’onda emotiva del giusto disgusto per gli scontri, la violenza, le distruzioni e i vandalismi – sempre da condannare con forza senza se e senza ma dalle forze democratiche – per poter introdurre ulteriori restrizioni alla libertà di manifestare e di riunirsi e’ una operazione subdola, che non giova alla immagine di chi la propone, soprattutto perché tradisce lo spirito iniziale di avversione al sistema e all’ordine costituito di chi ha fondato la Lega Nord.
Miglio si rivolterebbe nella tomba e forse anche qualche altro dirigente leghista della primora.
Sarebbe interessante chiedere un parere a Bossi, immaginando le conseguenze pratiche se questa norma fosse stata applicata ai primi raduni spontanei nelle varie vallate del profondo Nord.
O a qualche esponente della Liga Veneta.
Evidentemente le frequentazioni romane hanno cancellato quello spirito di libertà e di rivoluzione che sicuramente albergava nel primo Salvini, quello che vinse nel 2018 superando il 30 per cento dei consensi.
Al netto del fatto che una proposta del genere calpesta non so quanti articoli della nostra Costituzione che, fortunatamente, resiste alle picconate e agli attacchi continui di chi vorrebbe soffocare la democrazia nel nostro Paese.


