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Sistema giustizia, nomine fiduciarie: la mia azienda poteva chiudere con 100 mila euro di attivo, invece è stata svuotata

Paolo Amato - IlGraffio - Monica Macchioni
L’odissea del commercialista Paolo Amato tra truffa, liquidazioni giudiziarie e battaglie legali.

Intervista di Monica Macchioni a Paolo Amato

“Avevo sentenze favorevoli e crediti pignorati al MEF. Bastava attendere per pagare i debiti e chiudere con un attivo di oltre 100 mila euro. Invece è arrivato un liquidatore e la società è stata svuotata.”

Per oltre dieci anni il commercialista siciliano Paolo Amato ha collaborato con profitto con una società di Pordenone, contribuendo allo sviluppo delle attività nel Sud Italia.

Grazie ai risultati ottenuti diventa nel tempo referente per Sicilia e Calabria, organizzando convegni e iniziative professionali molto apprezzate dai colleghi.

Quando la società friulana cambia filosofia aziendale, Amato decide di intraprendere una nuova strada.

Inizia così una collaborazione con una società di Padova autorizzata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), con la quale viene costituita una nuova società partecipata al 49% da Amato e al 51% dalla società veneta.

Un progetto nel quale il professionista investe denaro, competenze e anni di lavoro. Dopo appena un anno, però, secondo la sua ricostruzione, scopre di essere vittima di una truffa.

Da quel momento in poi inizia una lunga odissea giudiziaria fatta di contenziosi e battaglie legali, durante le quali Amato sostiene oltre 310 mila euro di spese legali per evitare una truffa da più di mezzo milione di euro.

Dopo quattro anni riesce a bloccare il tentativo di raggiro, ma la battaglia non finisce.

Si apre infatti un nuovo fronte, quello contro ciò che definisce le distorsioni del sistema delle nomine fiduciarie nella giustizia.

Abbiamo deciso di intervistarlo per sentire direttamente da lui come sono andati i fatti

Amato, come si sente oggi dopo tutti questi anni?

«Mi sento un sopravvissuto.

Dopo quasi quindici anni di battaglie giudiziarie sono ancora in piedi, ma ho pagato un prezzo altissimo.

Tra spese legali e mancati guadagni ho superato gli 800 mila euro di danni.

Il problema non è stato solo la truffa.

Il vero problema è stato quello che è successo dopo.»

A cosa si riferisce?

Alla gestione della società dopo l’intervento del tribunale.

La società aveva ottenuto sentenze favorevoli e aveva persino pignorato somme presso il MEF.

Se si fosse semplicemente atteso l’incasso di quelle somme, sarebbe stato possibile pagare tutti i debiti e chiudere con oltre 100 mila euro di attivo.

Invece la società è stata sciolta in tempi rapidissimi e affidata a un liquidatore giudiziario, incompetente per sua stessa ammissione, nominato dal tribunale.

E cosa è accaduto?

Il liquidatore ha iniziato a nominare consulenti e professionisti esterni, moltiplicando costi e parcelle.

È un meccanismo che purtroppo si vede spesso: il liquidatore diventa una sorta di gestore assoluto e le risorse della società si esauriscono prima ancora che i creditori vengano pagati.

Quindi il problema è il sistema delle nomine?

Esattamente. Le nomine dei liquidatori giudiziari spesso avvengono all’interno di cerchie ristrette di professionisti che ricevono incarichi ripetutamente.

Quando le nomine diventano fiduciarie e si intrecciano con rapporti personali o familiari, il rischio è evidente: si crea un sistema chiuso che finisce per danneggiare proprio chi dovrebbe essere tutelato.

Lei parla apertamente di mala giustizia

Io sono partito come vittima di una truffa e mi sono ritrovato a dover dimostrare per anni di non essere io il colpevole.

A un certo punto hanno persino provato a insinuare che il tumore da cui ero stato colpito avesse compromesso la mia lucidità, arrivando perfino a farmi passare per uno stalker.

È il modo più semplice per delegittimare chi denuncia un sistema.»

Perché ha deciso di parlare proprio ora?

Perché il dibattito sulla giustizia non può restare teorico.

Dietro le riforme ci sono imprese, professionisti e cittadini reali. Io ho deciso di metterci la faccia.
Io ho resistito.

Ma quanti imprenditori e professionisti, davanti a un sistema così, sono costretti a mollare tutto?

La giustizia dovrebbe proteggere chi lavora onestamente.

Se invece diventa un meccanismo che lo schiaccia, allora significa che qualcosa deve cambiare.