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Guai per Vannacci sul nome del partito, Sforzini attacca: “Cacci via le cornacchie nere”

Vannacci - IlGraffio - Monica Macchioni
Brutta tegola europea per Roberto Vannacci! L’Ufficio Europeo per la Proprietà Intellettuale (EUIPO) ha infatti bloccato l’utilizzo del marchio “Futuro Nazionale”, dando ragione al ricorso per plagio semantico presentato dall’associazione “Nazione Futura”. Approfittando del pasticcio burocratico, Luca Sforzini (presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale) ha lanciato una clamorosa e sarcastica provocazione al Generale: “Siamo pronti a prestargli il nostro simbolo, ma a una condizione: che prenda una gomma gigante e cancelli tutto il suo sciagurato programma filorusso e statalista”. Sforzini ha poi sferrato un attacco durissimo al “cerchio magico” di consiglieri (la vecchia guardia missina) che circonda l’eurodeputato: “Vannacci si sieda al tavolo con noi, ma lasci a casa le sue ‘cornacchie nere’, non sapremmo che farcene”. Leggi tutti i retroscena di questa rovente spaccatura a destra nel nostro approfondimento 👇

Roma – La strada per la costruzione e il consolidamento di un nuovo soggetto politico, soprattutto all’interno della frastagliata e litigiosa galassia della destra conservatrice italiana, si sta rivelando irta di ostacoli, imprevisti burocratici e velenosissimi scambi di battute al vetriolo. A finire improvvisamente nell’occhio del ciclone mediatico e istituzionale è il tanto chiacchierato movimento Futuro Nazionale, la nuova e ambiziosa creatura politica che gravita attorno all’ingombrante e mediatica figura del generale Roberto Vannacci.
La doccia fredda per l’alto ufficiale e per il suo cerchio magico di fidati consiglieri è arrivata direttamente dai gelidi uffici di Bruxelles, scatenando le ironie pungenti dei rivali politici. L’EUIPO (ovvero l’autorevole Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale, l’ente che gestisce i marchi comunitari) ha infatti clamorosamente ammesso e ritenuto valida l’opposizione formale presentata dal movimento Nazione Futura contro la registrazione del nome e del simbolo di Futuro Nazionale, a causa dell’evidente e quasi totale sovrapposizione semantica tra i due brand. Un intoppo legale e burocratico non di poco conto che rischia di bloccare la campagna acquisti del Generale, costringendolo a rivedere in fretta e furia l’intera immagine coordinata della sua neonata associazione politica.

Il pasticcio del marchio e la velenosa ironia di Sforzini

Di fronte a questo inaspettato scivolone burocratico del raggruppamento di Vannacci, le reazioni nel mondo della destra non si sono fatte attendere. La stoccata più feroce, sarcastica e politicamente letale è arrivata senza mezzi termini da Luca Sforzini, vulcanico e intellettuale presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale.
Approfittando del momentaneo disorientamento dei vertici di Futuro Nazionale per la bocciatura europea del simbolo, Sforzini ha deciso di affondare il colpo lanciando una provocazione politica destinata a far rumore. «Abbiamo appreso dalla stampa che l’EUIPO ha bloccato il nome scelto da Vannacci», ha esordito il presidente del Centro Studi con finta e ostentata diplomazia, «e poiché noi intendiamo volare sempre ben al di sopra delle piccole incomprensioni e delle inimicizie di palazzo, ci teniamo a segnalare pubblicamente all’Onorevole Vannacci che, qualora si trovasse nell’urgenza e nella necessità di cercare un nuovo nome per il suo raggruppamento, quello di “Rinascimento Nazionale” è a sua completa disposizione». Un’offerta di “soccorso” chiaramente intrisa di pungente ironia, che ha immediatamente fatto da preludio a un durissimo attacco frontale alle fondamenta stesse del progetto politico dell’europarlamentare.

Lo scontro totale sul programma: il nodo di Mosca e Pechino

L’offerta del marchio, infatti, si è rivelata fin dalle primissime battute un abile Cavallo di Troia per demolire, punto per punto, l’impostazione ideologica del partito di Vannacci. «Logo, simbolo e denominazione glieli prestiamo volentieri e sono disponibili senza alcuna difficoltà», ha continuato inesorabile Luca Sforzini, «ma c’è soltanto una piccola, piccolissima clausola da rispettare. Una clausola che noi, non avendo spiccate tendenze stataliste in economia e non nutrendo particolari ed esotiche fascinazioni politiche per i regimi di Mosca e Pechino, ci rifiutiamo di definire “linea rossa”, a differenza di come invece ama fare il Generale».
La condizione posta da Sforzini per cedere il simbolo non lascia scampo a compromessi: Vannacci dovrebbe letteralmente stracciare, cancellare e riscrivere da zero l’intero impianto valoriale del suo neonato movimento. «Prima di ogni accordo», ha intimato Sforzini, «dovremmo rivedere in maniera dettagliata e certosina lo sciagurato programma politico di Futuro Nazionale, nonché la sua altrettanto sciagurata e pericolosa postura strategica sia in politica interna che sullo scacchiere internazionale». L’accusa mossa al Generale è chiara: la sua eccessiva vicinanza a posizioni antieuropeiste radicali e la sua ambiguità geopolitica nei confronti della Russia di Putin e della Cina rappresentano un ostacolo insormontabile per chi, come Sforzini, difende una visione più occidentale e liberale.

L’attacco finale: via i consiglieri e le “cornacchie nere”

Ma il vero bersaglio dell’invettiva lanciata dal presidente di Rinascimento Nazionale non è soltanto Vannacci, bensì la variegata corte dei miracoli che circonda e consiglia quotidianamente l’eurodeputato. Il riferimento, tutt’altro che velato, è alla vecchia guardia della destra sociale e missina (figure come Alemanno o esponenti noti come il “Barone Nero” Jonghi Lavarini) che si stanno rapidamente accasando sotto l’ombrello di Futuro Nazionale.
Sforzini definisce il programma del Generale come «brillantemente elaborato con l’esclusivo contributo dei suoi fidi e acuti consiglieri, comunemente denominati “Cornacchie nere”». Una definizione lapidaria e sprezzante che traccia un solco incolmabile all’interno della stessa area culturale. La chiosa del comunicato è una sfida aperta: «Insomma, sul simbolo possiamo tranquillamente trovare un accordo. Sul contenuto, purtroppo, c’è parecchio da lavorare. Se Vannacci fosse disponibile a un bagno di umiltà, il tavolo è aperto. Lui porti solo una gomma da cancellare abbastanza grande per radere al suolo il suo programma. Ma le “Cornacchie nere” le lasci a casa, di loro non sapremmo davvero che farcene». La guerra fredda a destra è ufficialmente dichiarata.