di Cristiano Arni
Stop alla dittatura in Venezuela: gli Stati Uniti hanno posto il veto catturando il Presidente Maduro, e la sinistra italiana non ci sta, scendendo in piazza per contestare l’azione voluta dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump e sostegno dell’ex Presidente, Nicolas Maduro trasferito con la moglie, Cilia Flores, nel Metropolitan Detention Center a Brooklin, New York, noto per il suo regime carcerario estremamente privativo e per le condizioni igienico sanitarie ai limiti.
Sebbene le maniere forti usate degli Stati Uniti non piacciano a qualcuno c’è da dire che hanno fatto storcere il naso a “quelli” pronti a cavalcar l’onda della protesta a ogni costo, quelli che per partito preso, pur di contestare, si scagliano anche contro il ripristino della legalità, pronti a criticare la politica trumpiana a prescindere, e in maniera sottaciuta anche quella meloniana, volendo necessariamente lasciar intendere un’intesa di amorosi sensi tout court e che non di rado infieriscono contro la linea politica del Governo Italiano, pronti a dar contro per partito preso, che poi va detto che proprio il Governo Italiano il 5 gennaio ha fatto presente la ferma e storica posizione dell’Italia contro interventi di aggressione militare verso l’esterno, attraverso la voce del Primo Ministro, Giorgia Meloni, che ha ricordato come l’Italia ripudi la Guerra (e quindi ogni atto di aggressione), principio sancito nella nostra Costituzione, mantenendo così una linea nei confronti dell’intervento militare americano contro il Presidente Maduro tanto condivisibile quanto equilibrata.
Seppure l’Italia non condivida l’intervento militare di Trump, il Governo ne ha riconosciuta piena legittimità degli Stati Uniti di difendersi da episodi ed elementi ibridi di minaccia provenienti dall’esterno costituiti da attacchi non convenzionali, a minare la sicurezza interna del Paese, dichiarando guerra al narcotraffico con il quale, sembrerebbe, Maduro intrattenesse rapporti che lo vedrebbero implicato in capi di accusa per narcoterrorismo.
Ciò che lascia perplessi però, è il solito atteggiamento di taluni, e il loro modus operandi, influenzato da strati di polvere e luoghi comuni, che suscitano un “fascino” per l’esotico evidentemente, rivelando tutto un retaggio diciamo…culturale e di ammirazione per personaggi più o meno discutibili, dal carattere piratesco, personaggi che rimandano, nell’immaginario, a figure come quelle del brigantaggio, a chi non vuole o non riesce a vivere nel rispetto di norme civili e che però ne evocano un pallido sentore, ponendosi nei modi e nei fatti, al di là della barricata del buon vivere e manifestare civilmente e che peraltro invocano il (sacrosanto) Diritto Internazionale (ne riconosceranno realmente il significato?) dimenticando alcuni precedenti storici, colorendo le piazze di meri slogan che inneggiano a certi personaggi, più o meno loschi e picareschi, in nome e difesa dei Diritti Civili, dicendosi paladini di una Iustitia/Diké dal sapore più retrò, un bel po’ vintage, demodè che non attuabile, tantomeno attuale.
C’è poco o nulla da fare: ogni pretesto è dunque buono per la sinistra italiana pur di far bastian contrario, si tratti dell’attuale esecutivo o contro qualche politico di turno che non rientra nelle loro simpatie di comodo, come potrebbe essere Orban o Putin, oppure contro Israele (si leggano le orde di facinorosi pro- Pal che mettono a ferro e fuoco le nostre città, le piazze e le stazioni di metro e gli snodi ferroviari, noncuranti di quel Bene Comune che sovente invocano e pretendono difendere a parole), oppure, come ora, contro il Presidente Donald Trump, tornato nell’occhio del ciclone dei suoi avversari politici e non, criticato aspramente per la sua azione militare in Venezuela, seguiti dai soliti agitatori di piazza dei Centri Sociali con il placet di alcune sigle sindacali e di movimenti cosiddetti…”autonomi”,, con l’avvallo di qualche movimento politico di turno, pronti a scender in piazza in difesa di quello che è considerato, dai suoi stessi connazionali, un dittatore.
E il più delle volte queste contestazioni, come abbiamo visto purtroppo, sono tutt’altro che pacifiche, nonostante sia concesso il permesso e venga riconosciuto il sacrosanto diritto di manifestare democraticamente (quasi mai) e pacificamente (quasi mai) il proprio disappunto e scontento, si tramutano in guerriglie urbane che con la Pace e i Diritti cozzano malamente.
Ciò che viene fuori è un malessere sociale, collettivo di certe frange che come una sorta di moto perpetuo marino, similmente alle risacche, gettano la propria immondizia onde poi riprendersela, pronti a riversarla nuovamente laddove si cerca di ripulire.
E allora succede di sentire invocare anche dai muri e dai sassi, il peraltro giusto Diritto Internazionale alla luce dell’intervento militare americano a Caracas, per porre fine ad una presidenza che ha posto, sempre a detta dei venezuelani, il paese sotto sequestro, nelle mani di un potere auto- centrico, che ha ridotto il Paese in miseria, stando a quanto afferma chi esulta per la cattura di Maduro, persone che hanno lasciato a malincuore il Venezuela, venute in Italia, proprio per le precarie condizioni di vita imposte da quello che è considerato un dittatore.
Fa un po’ sorridere, per non piangere, sentir parlare di Diritto Internazionale anche da chi fino a poche ore prima non ha mai proferito parola intorno a questo argomento e che per riflesso si riempie la bocca di repetita, se non altro perché non è la prima volta che gli Stati Uniti (ma non solo loro) hanno dato avvio ad azioni militari per rimuovere il dittatore di turno, non stiamo giustificando azioni militari random, ma è giusto ricordare ciò che è accaduto anche in passato, come quando la Francia agì senza alcuna risoluzione Internazionale contro la Libia nell’operazione denominata Harmattan, che addirittura precedette l’intervento della NATO, operazione autorizzata mediante una risoluzione del 1973; eppure, in quel caso, a parte qualcuno che se ne accorse nei piani alti, praticamente nessuno contestò la “fretta” e la rapidità con la quale l’allora Presidente Francese, Nicolas (ironia della “suerte”, stesso nome di Maduro) Sarkozy agì, quasi nessuno fiatò.
Eravamo allora nel 2011 e quell’attacco contro la Libia non rappresenta certo l’unico caso di intervento militare che avrebbe “violato” il cosiddetto Diritto Internazionale. Basti ricordare altri interventi militari condotti da membri NATO senza un mandato esplicito del Consiglio di Sicurezza ONU: le operazioni in Kurdistan iracheno (1991), i bombardamenti in Bosnia (1995), l’intervento in Kosovo (1999) l’invasione dell’Iraq (2003), azioni motivate dai partecipanti, come interventi umanitari o di tutela, e non di rado senza autorizzazione UN.
Ecco sorgere, allora, spontanea una domanda a seguito dei recentissimi fatti internazionali: come mai la sinistra italiana fomenta la piazza e si auto- fomenta, parteggiando spesso per personaggi discutibili, quasi a esprimere un’endemica e sistematica simpatia per chi detiene il potere con la forza, ma guarda caso contestano invece chi deve usare maniere forti per sradicare quel potere repressivo non riconosciuto da diversi Paesi e dalla Comunità Internazionale?
Se si possono contestare i modi dell’interventismo contro chi ha affamato il proprio popolo, come mai non si sono contestate prima, le precarie e difficili condizioni di vita dei venezuelani, schiacciati dall’egida di un Presidente che si sostiene in affari con i cartelli del narcotraffico e che aveva già predisposte degli atti contro chi avrebbe sostenuto e simpatizzato con gli Yankee?
E allora ecco aprirsi un ventaglio di dubbi e domande in questa vicenda che vede Trump vs Maduro in uno scontro a braccio di ferro tra il Nord dell’America e l’area caraibica, con Trump che ora estende le sue minacce e azioni contro: Messico, Cuba, Colombia e appunto, il Venezuela.
Un enorme condominio in cui sarebbero presenti anche la Cina, che guarda caso ha protestato (come i facinorosi italici) contro l’azione voluta da Trump, insieme a Russia e Iran, i “nemici per la pelle” di sempre degli Stati Uniti.
Dubbi, incertezze e tanti interrogativi riguardo l’intervento USA in Venezuela certamente, Stati Uniti che mirano anche alla conquista della Groenlandia, con l’UE che frena le brame di Trump, difendendo la Danimarca e il sovranismo groenlandese.
Sembra esser però tornati ai tempi della clava, dove vigeva la legge della giungla, quella del più forte sul più debole, e non più quella Legge Giusta e Civile degli Uomini dotti, in cui prevale la Ragione e la Diplomazia, che in molti casi pare scendere a patti con elementi che si direbbe meglio rimuovere alla radice; è comunque una logica che vede il più aggressivo e più forte che colpisce la sua preda, e non è detto che la preda sia sempre più debole, come nel caso di Maduro e tanti altri nomi noti, ma allora…siamo animali o esseri umani capaci di dialogare? Che fine hanno fatto la diplomazia e le trattative, gli accordi e le maniere civili? Che fine stanno facendo il rispetto e l’etica della politica internazionale, ma non solo?
Continuando di questo passo potrebbe anche capitere che se ci fosse un vicino di casa colluso in traffici illeciti e ne venissimo a conoscenza, prima ancora che allertare le autorità preposte, ci potremmo sentire in diritto (tutt’altro che internazionale) di sostituirci a chi dovrebbe difenderci e agire deliberatamente?
Il “nostro” vicino verrebbe rimosso con la forza bruta di qualcuno, senza aver sentito il parere del condominio, e preso a pedate cacciato malamente, ma non sarebbe piuttosto il caso che questo compito restasse appannaggio di chi è chiamato a tutelare l’Ordine e la Sicurezza Pubblica per il ripristino della legalità?
Ovvio è un paradosso, ma da quanto assistiamo si direbbe che i paradossi ormai siano la norma, una norma orrenda però.
Saranno i metodi forti e l’aggressione a prevalere sul buon senso e le norme civili di comportamento, diplomatiche a governare il prossimo futuro o andremo incontro alla barbarie?
Se l’azione di Trump è legale o meno, se destituire un dittatore accusato di narcoterrorismo richiedeva un’azione di rimozione forzata, si possono si criticare i modi, ma non le cause che hanno condotto a quegli effetti, per quanto possa piacere o meno, non si tratta di una questione manicheista, di riconoscimento dualistico tra buoni e cattivi, qui gli Stati Uniti fanno certo i loro interessi a tutela della loro sicurezza interna ed economica, e ciò è palese dalle parole dello stesso Trump che sta mirando a far asso piglia tutto.