Al di là dell’accertamento definitivo delle responsabilità, che deve restare affidato alle autorità competenti e alle evidenze investigative, il dato politico è evidente: la soglia di sicurezza percepita in Europa si sta abbassando. E questo impone una riflessione che non può essere rinviata.
Purtroppo l’Europa sta imparando a convivere con una parola che non dovrebbe mai diventare ordinaria: guerra. Ciò che è più grave non è più soltanto quella combattuta nelle città distrutte, lungo le frontiere o nei territori contesi. È una guerra che cambia strumenti, che attraversa le infrastrutture, le reti digitali, l’informazione, l’energia, i trasporti e che può arrivare, anche indirettamente, dentro i confini di Paesi che formalmente non sono parte del conflitto.
Meritocrazia Italia ribadisce la propria contrarietà a ogni guerra e a ogni forma di aggressione, ma ritiene che oggi non sia più sufficiente limitarsi a invocare la pace.
La pace deve diventare anche politica di prevenzione. Significa rafforzare gli strumenti diplomatici prima che il confronto degeneri; restituire centralità al diritto internazionale; costruire canali permanenti di dialogo anche nei momenti di massima tensione; rafforzare il ruolo delle istituzioni multilaterali e, soprattutto, recuperare una capacità europea autonoma di interlocuzione politica. Significa anche comprendere che la sicurezza non può essere affidata esclusivamente alla deterrenza militare. Un aeroporto, una rete elettrica, un sistema sanitario, una rete di comunicazione, una infrastruttura digitale o logistica non sono soltanto elementi tecnici: sono parti essenziali della vita quotidiana di una comunità. Proteggerle significa proteggere la possibilità stessa di una società di continuare a funzionare in condizioni di crisi.
Per questo Meritocrazia Italia ritiene necessario lavorare alla costruzione di una strategia europea di resilienza, fondata almeno su quattro direttrici:
– prevenzione e condivisione delle informazioni sulle minacce ibride;
– protezione delle infrastrutture strategiche e dei servizi essenziali;
– rafforzamento della diplomazia e dei canali di comunicazione tra gli Stati;
– investimento nella sicurezza senza trasformare la corsa agli armamenti nell’unica risposta possibile alle crisi.
La sicurezza è necessaria. Ma una sicurezza priva di una strategia di pace rischia di diventare soltanto una gestione permanente dell’emergenza. Allo stesso modo, la diplomazia non può essere evocata soltanto quando le armi hanno già iniziato a parlare. L’Europa deve tornare a essere capace di prevenire, mediare e costruire condizioni di stabilità, senza rinunciare alla tutela dei propri cittadini, dei propri valori e del diritto internazionale. Perché il vero fallimento della politica internazionale non è soltanto non riuscire a fermare una guerra. È arrivare al punto in cui una guerra appare inevitabile.
Meritocrazia Italia continuerà a chiedere che l’Italia e l’Europa lavorino per riportare il confronto internazionale dalla logica della contrapposizione a quella della responsabilità, dalla corsa alla risposta alla capacità di prevenzione, dalla forza come primo linguaggio alla diplomazia come strumento permanente.
La pace non può essere una pausa tra due guerre. Deve essere una scelta politica, costruita ogni giorno.
Stop war.


