Milano – La corsa elettorale per la poltrona di Sindaco di Milano si preannuncia come una delle battaglie politiche più accese, spietate e cruciali dei prossimi anni. Il movimento “Futuro Nazionale” (fondato dal Generale Roberto Vannacci) ha già calato sul tavolo cittadino un asso da novanta, schierando come proprio candidato di punta il carismatico Generale Carmelo Burgio. Una scelta di altissimo profilo istituzionale, che però ha iniziato a far storcere il naso a chi, la politica milanese e le dinamiche elettorali del territorio, le mastica e le vive da decenni.
A lanciare un chiarissimo e pesantissimo “avvertimento politico” ai vertici del partito in queste ore è Roberto Jonghi Lavarini. Figura storica, radicata e spesso divisiva della Destra radicale milanese (già consigliere e presidente di zona per ben tredici anni sotto le insegne del MSI e di Alleanza Nazionale), Jonghi Lavarini ha diffuso una nota in cui analizza con pragmatismo spietato le enormi falle organizzative che rischiano di far deragliare la campagna elettorale del movimento nella capitale meneghina.
Oltre l’ala militare: serve una vera e rodata classe dirigente
Il giudizio di partenza sulla figura del candidato in quota Vannacci è assolutamente positivo, ma la diagnosi sulla sua squadra operativa è impietosa. «Il Generale Burgio è un buon candidato», esordisce chiaramente Jonghi Lavarini. «Ma, per essere veramente e concretamente competitivo alle urne milanesi, non gli bastano affatto i vecchi militari in pensione, i paracadutisti e gli amici completamente nuovi alla politica».
Il messaggio è cristallino: l’entusiasmo della società civile e la fedeltà del mondo militare sono lodevoli, ma le campagne elettorali (soprattutto in una metropoli complessa e stratificata come Milano) non si vincono con la sola buona volontà. Per governare e per raccogliere i voti veri nei quartieri, serve il cinismo e la competenza della vecchia guardia. «A Burgio vanno subito, immediatamente affiancati militanti, dirigenti politici e amministratori locali di grandissima e comprovata esperienza, soprattutto dal punto di vista elettorale», sentenzia l’ex esponente di AN.
I “nomi pesanti” per blindare la campagna milanese
Jonghi Lavarini non si nasconde dietro a giri di parole e fa subito nomi e cognomi eccellenti della Destra lombarda da schierare sul campo di battaglia al fianco di Burgio. Cita esplicitamente tre “futuristi nazionali” milanesi doc: Renato Maturo, Piergianni Prosperini e Max Bastoni. Figure dal peso specifico enorme in termini di preferenze e di profonda conoscenza della macchina amministrativa cittadina.
Ma il reclutamento deve essere massiccio e capillare. «Vanno subito coinvolti in prima linea non solo i volenterosi referenti dei comitati costituenti e i membri milanesi dell’assemblea nazionale, che spesso e volentieri si rivelano completamente inesperti delle dinamiche politiche», avverte duramente Jonghi Lavarini, «ma vanno chiamati in causa tutti gli ex amministratori pubblici e i consiglieri di zona che hanno già formalmente aderito al progetto di Futuro Nazionale».
Il monito ideologico: “Basta banalità sull’antifascismo”
Se la prima parte della nota è un richiamo all’organizzazione tattica ed elettorale, la chiosa finale è una vera e propria sciabolata ideologica indirizzata direttamente ai vertici della comunicazione del partito. Le recenti uscite di Futuro Nazionale (come il tentativo del Centro Studi Rinascimento Nazionale di allontanare il partito dalla “nostalgia” per guardare al futuro, o l’addio dell’ex sottosegretario Bellotti) hanno evidentemente indispettito l’ala più dura e pura della militanza.
Jonghi Lavarini chiude infatti il suo appello con una frecciata inequivocabile sulla linea editoriale da tenere nei talk show e sui giornali: «Infine, lo ribadisco per l’ennesima volta: basta parlare di storia e basta sparare vuote banalità antifasciste. Sono prese di posizione che non sono minimamente gradite e non fanno presa sull’elettorato tradizionale di Destra, che rappresenta a tutti gli effetti il nostro potenziale e fondamentale zoccolo duro elettorale».
Insomma, a Milano Futuro Nazionale è a un bivio: affidarsi ai “tecnici militari” per cercare i voti moderati, oppure imbarcare i “generali della vecchia guardia politica” per blindare i voti della Destra storica identitaria? Le prossime mosse di Vannacci ci daranno la risposta.


