montana 300x250

Altri graffi

Il risveglio della “Decima Corporazione”: al Castello Sforzini si accende la fiamma dannunziana del Rinascimento Nazionale

Decima Corporazione
“Eretici, irregolari e sognatori pronti a costruire il futuro”: al Castello Sforzini di Castellar Ponzano si è risvegliata la leggendaria “Decima Corporazione” di d’Annunzio! 🏰 🦅 Una notte carica di mistero, fascino ed echi del glorioso passato italiano! Tra le austere e antiche mura del Castello Sforzini (in provincia di Alessandria), è andata in scena una riunione straordinaria e segretissima indetta dal “Centro Studi Rinascimento Nazionale”.

Castellar Ponzano (AL) – Ci sono luoghi, sparsi nella silenziosa e nobile provincia italiana, in cui il tempo sembra essersi fermato, ma dove al contempo si pongono con forza visionaria le basi per il nostro futuro. Ieri sera, tra le antiche e austere mura del Castello Sforzini di Castellar Ponzano, è andata in scena una notte carica di fascino, mistero e altissima tensione filosofica. Non un classico congresso di partito, né una noiosa riunione accademica, ma una vera e propria scintilla lanciata nel buio della società moderna: la Decima Corporazione si è riunita.
Per comprendere la potenza evocativa di questo incontro, bisogna fare un salto indietro nel tempo, riaprendo le gloriose pagine della Carta del Carnaro, la rivoluzionaria e poetica costituzione scritta nel 1920 da Gabriele D’Annunzio e Alceste De Ambris per la città di Fiume. In quel documento visionario, le prime nove corporazioni rappresentavano le arti, i mestieri e le opere umane già conosciute e codificate; la Decima, invece, fu lasciata genialmente vuota. Un posto riservato a tutti coloro che avrebbero lavorato per ciò che, in quel momento, non aveva ancora un nome. Ed è proprio questa “casella vuota” che, la scorsa notte, ha finalmente trovato casa e voce in Piemonte.

Eretici, ribelli e inventori: i nuovi architetti del Futuro

Chi era presente a questa misteriosa adunanza? «Non cercatene gli iscritti negli elenchi del Ministero, né le tessere di partito nelle tasche, e non domandate quanti fossero», scrive con tono epico e solenne Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale.
Al Castello sono giunti uomini e donne che non hanno alcuna intenzione di chiedere al passato il permesso per costruire il proprio domani. Parliamo di pensatori eretici, irregolari della cultura, inventori, capitani d’impresa e intellettuali. Gente fieramente anticonformista, che preferisce l’ebbrezza e il rischio della libertà assoluta alla mortificante e grigia comodità dell’obbedienza di gregge. Persone che, nelle parole di Sforzini, considerano la tradizione non come «una pesante catena legata alla caviglia», ma come «una roccia solida dalla quale spiccare un grande salto verso l’avvenire».

“Fatica senza fatica”: la lampada si accende nel XXI Secolo

Il manifesto di questa incredibile notte non passa per la fondazione di una nuova, ennesima e litigiosa corrente politica, né per la proclamazione di un’ortodossia a cui prestare giuramento. Non c’erano divise da indossare né gradi da distribuire. C’era un solo obiettivo: accendere una lampada.
È la stessa, identica lampada che il genio del Carnaro lasciò idealmente in eredità agli uomini dell’avvenire. In quel santuario civico immaginato un secolo fa, la fiamma portava incise tre parole magiche e misteriose: «Fatica senza fatica». Era il simbolo perfetto della Decima Corporazione, quella entità senza arte, senza un numero fisso e senza volto, affidata interamente alle energie umane ancora sconosciute.

Oltre la nostalgia: l’Intelligenza Artificiale e l’Occidente

Oggi, il Centro Studi Rinascimento Nazionale raccoglie questa potentissima suggestione poetica e si fa carico di traghettarla nel burrascoso oceano del XXI secolo. I nomi di quelle energie ignote, oggi, cominciano a delinearsi in modo netto. Libertà, merito, ricerca dell’eccellenza, scienza, impresa, alta tecnologia, intelligenza artificiale, difesa della Nazione e dei valori sacri dell’Occidente: queste sono le sfide attuali di cui la “Decima” deve farsi carico.
Come ha brillantemente chiarito Luca Sforzini a margine dell’incontro, lo scopo di questa adunanza «non è assolutamente quello di restaurare nostalgicamente Fiume». Il vero obiettivo è di natura filosofica e spirituale: si vuole continuare a nutrire ciò che di Fiume è eterno e impossibile da restaurare con le leggi, ovvero la sconfinata capacità umana di immaginare ciò che ancora non c’è.
Mentre il resto del mondo politico ed economico è impantanato nel fango dell’eterno presente, incapace di sognare, le nove vecchie corporazioni riposano polverose nei libri di storia. Ma la Decima Corporazione era lì, in silenzio, che attendeva il futuro. E per una singola notte, tra le mura e le fiaccole del Castello Sforzini, quel futuro è arrivato. E come ha concluso il Presidente del Centro Studi, «è proprio dalla notte più profonda, che nasce l’alba».