In ragione dell’imminente inizio del processo sportivo che si terrà avanti al Tribunale Federale Nazionale a carico del Presidente AIA Antonio Zappi, i sottoscritti difensori Prof. Avv. Sergio Santoro e Prof. Avv. Daniele Sterrantino ritengono doveroso rappresentare quanto segue in merito a quanto emerso su taluna stampa.
In via francamente del tutto ingiustificata, tale (circoscritta) stampa ha infatti rappresentato una presunta “tattica dilatoria” adoperata dal Presidente Zappi, in modo da allontanare le date del processo e sperare così nell’eliminazione dell’Italia e nel possibile conseguente cambiamento nei ranghi di Via Allegri.
Tutto ciò, in ragione del ricorso altresì proposto dagli scriventi difensori avverso l’immotivato diniego d’accesso alla documentazione richiesta, espresso nel contempo dalla FIGC.
Nel ricordare che l’accesso agli atti altro non è che l’esercizio legittimo di un diritto fondamentale, a cui non può sottrarsi nemmeno la FIGC (come invece sembrerebbe pretendersi), si rassicura così che l’unica aspirazione del Presidente Zappi, ed ovviamente degli scriventi difensori, è quella di aver consentiti un’istruttoria completa e adeguata, indispensabile per garantire una difesa effettiva.
Circostanza, questa, che ad oggi non risulta essere minimamente integrata, stante la palese serie di gravi anomalie procedurali e vizi istruttori commessi dalla Procura Federale della FIGC.
Varrà infatti rappresentare, a mero titolo esemplificativo, che il procedimento disciplinare in questione si fonda oggi su:
• un esposto/denuncia risultato falso, in quanto disconosciuto dal suo presunto autore, il quale, in sede di audizione, ha affermato di non conoscere neppure le sembianze fisiche del Presidente Zappi;
• una serie di testimonianze reiterate e contraddittorie tra di loro, contenenti circostanze più volte smentite dagli stessi testimoni;
• la totale assenza di adeguata documentazione contrattuale a supporto.
Auspichiamo pertanto che la stampa informi con completezza e senza preconcetti, evitando ricostruzioni che ledono ingiustificatamente il decoro personale e professionale, e soprattutto i diritti di difesa.