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A Roccanova tra i vicoli dell’anima, intervista ad Antonello De Pierro tra radici, memoria e l’emozione de Le Notti del Vino

De Pierro - IlGraffio - Monica Macchioni
Il presidente dell'Italia dei Diritti-De Pierro e noto giornalista racconta la sua intensa partecipazione all'evento lucano: dal ricordo del padre Vincenzo e del nonno Rocco agli abbracci con gli amici d'infanzia ritrovati dopo decenni

Tornare nei luoghi dell’infanzia non è mai un atto neutrale. Per chi, come Antonello De Pierro, abituato da decenni alle luci dei riflettori, alle dirette radiofoniche e all’agenda frenetica della politica e del giornalismo, attraversare i vicoli di Roccanova durante la manifestazione “Le Notti del Vino” ha significato spogliarsi di ogni formalità istituzionale. Lo abbiamo incontrato per ripercorrere le tappe di una serata indimenticabile, trasformata in un vero e proprio itinerario sentimentale.

Presidente De Pierro, Lei partecipa ogni anno a centinaia di manifestazioni pubbliche in tutta Italia. Che valore ha avuto per Lei essere presente a Roccanova per “Le Notti del Vino”?

Guardi, la forma, il rispetto dei protocolli e i doveri istituzionali sono fondamentali nel mio lavoro quotidiano, ma ci sono occasioni in cui tutto questo passa in secondo piano. Roccanova per me non è una tappa di un tour promozionale o politico: è la mia storia, è il posto dove affondano le radici più viscerali della mia famiglia. Camminare tra quei vicoli in cui correvo da bambino, avvolto dai profumi del borgo e dall’atmosfera della festa, è stato un viaggio dell’anima. Un’emozione intima, profonda e incommensurabile, nettamente diversa da qualsiasi altro evento a cui io abbia mai preso parte.

Roccanova è indissolubilmente legata alla figura di Suo padre. Che ricordo ha rievocato la sua presenza in paese?

Mio padre è nato qui ed è stato un uomo che ha dato tantissimo a questo territorio, lasciando un segno indelebile prima di lasciarci prematuramente a soli 57 anni. È stato un educatore appassionato: prima professore proprio a Roccanova, poi preside in diversi comuni della zona come Sant’Arcangelo, oltre a dirigere vari istituti a Roma. Ma il suo legame con Roccanova si esprimeva anche nella passione civile, avendovi svolto il ruolo di consigliere comunale. Tornare qui significa sentire ancora viva la sua eredità morale e l’affetto sconfinato che la gente continua a nutrire per lui.

Durante la serata c’è stato un momento di forte commozione davanti alla casa di Suo nonno paterno, Rocco De Pierro. Cosa ha provato in quei minuti di silenzio?

Mi sono letteralmente tuffato nei ricordi. Mio nonno Rocco è stato un pilastro per l’intera comunità roccanovese. Come ufficiale d’anagrafe del Comune, aveva un senso del dovere fuori dal comune: pensi che se un cittadino aveva bisogno urgente di un documento, lui si alzava dal letto e andava ad aprire il Municipio persino in piena notte. Era celebre per una memoria prodigiosa: ricordava a mente le date di nascita, matrimonio e morte di quasi tutti i cittadini di Roccanova. Ma la cosa straordinaria era la sua immensa cultura: conosceva la cronologia della storia universale nei minimi dettagli e recitava a memoria dieci canti della Divina Commedia, le Odi del Foscolo, le poesie del Manzoni, di Leopardi, Pascoli e Carducci. Fermarmi davanti alla sua casa è stato come rendergli omaggio e riabbracciare le mie origini.

Insieme al Suo amico d’infanzia Luciano Lo Bosco avete affrontato il percorso tra le cantine ribattezzandolo scherzosamente “Vino Crucis”. Com’è andato questo itinerario del gusto?

Sì, con Luciano, che non vedevo da lunghissimo tempo e che è stato un compagno di viaggio eccezionale, abbiamo rispolverato questa definizione affettuosa che avevo già usato a Percile per Cantine in Festa. È stato un percorso bellissimo tra le eccellenze del nostro vino, il Grottino di Roccanova DOP. Tra le cinque cantine certificate presenti, ci siamo intrattenuti in particolar modo presso lo spazio dell’azienda Torre Rosano. Devo fare i miei complimenti ai giovani titolari, Paolo e Sara Maria Collarino: mi hanno accolto con un calore straordinario e mi hanno spiegato con grande passione i segreti della loro produzione. Vedere dei giovani che custodiscono con tanta dedizione la tradizione vitivinicola locale riempie il cuore di speranza.

La serata è stata costellata da ricongiungimenti inaspettati. Uno dei più toccanti è stato quello con Giuseppina Di Domenico e suo fratello Alessandro.

Un momento da vera pelle d’oca. Con Giuseppina e Alessandro ho condiviso gli anni più belli dell’adolescenza e con Giuseppina i primi passi nel mondo del teatro qui a Roccanova. Giuseppina è una donna straordinaria, fu eletta in consiglio comunale a soli 19 anni, una delle amministratrici più giovani d’Italia all’epoca, e ancora oggi porta avanti la passione teatrale. Rievocare quel periodo giovanile mi ha fatto risalire alla mente le origini del mio percorso.

Un percorso teatrale che La portò poi a Roma, sotto la guida di un grande maestro come Enzo Garinei.

Esattamente. Quei primi passi mossi a Roccanova furono la scintilla che mi portò poi a partecipare alle selezioni, superarle e diplomarmi a Roma presso il laboratorio teatrale finanziato dalla Regione Lazio e diretto dal grande e indimenticabile Enzo Garinei. A lui sono rimasto legato da un affetto e una stima immensi per tutta la vita. Anche quando scelsi di non fare l’attore, ma di intraprendere la carriera giornalistica, il nostro legame non si è mai spezzato: l’ho intervistato tante volte e l’ho ospitato spesso a Radio Roma durante gli anni della mia direzione, quando conducevo La radio dei VIP. Incontrare Giuseppina e Alessandro ha riaperto quel cassetto dei ricordi così prezioso.

Tra gli incontri carichi di amarcord c’è stato anche quello con Lucia Soave, che ha portato con sé un’incredibile sorpresa.

Lucia è la titolare del famoso atelier Lucia Soave by Angela Spose di Francavilla sul Sinni, ed è la figlia del compianto Raffaele Soave, una figura storicamente importantissima per la politica e il sindacato lucano. Raffaele e mio padre erano grandissimi amici e hanno condiviso insieme anche l’esperienza in consiglio comunale a Roccanova; le nostre famiglie sono unite da valori antichi e da un rispetto profondo. La sorpresa enorme è stata quando Lucia mi ha presentato suo marito: si trattava di Policarpo Abitante. Io ero del tutto all’oscuro del loro matrimonio. Policarpo è un amico carissimo della mia giovinezza, un legame nato a diciotto anni e coltivato anche a Roma, che poi si era perso nel tempo. Rivederlo e riabbracciarlo dopo vari decenni è stato un regalo meraviglioso della serata.

Infine, non è mancato un saluto a un’altra figura di grande spessore accademico e umano, il professor Antonio Lerra.

Il professor Lerra, docente all’Università della Basilicata, era un grandissimo amico di mio padre. Per me rappresenta da sempre un punto di riferimento fondamentale, la persona a cui mi rivolgo ogni volta che ho bisogno di un consiglio autorevole, sincero e profondo nei momenti importanti. Salutarlo e potermi confrontare con lui è stato il coronamento perfetto di una notte speciale.

In conclusione, presidente De Pierro, che cosa si porta dietro nel cuore da questa edizione de “Le Notti del Vino”?

Mi porto dietro la certezza che, per quanti traguardi si possano raggiungere nella vita professionale o pubblica, non bisogna mai dimenticare da dove si è partiti. Tra il profumo del Grottino, i vicoli illuminati e la commozione di riabbracciare persone che non vedevo da trenta o quarant’anni, ho riscoperto la bellezza pura delle mie radici. Roccanova mi ha regalato una notte magica, un ritorno a casa che mi darà nuova energia per tutte le sfide future.

(Foto di Luciano Lo Bosco)

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