Di Monica Macchioni
E’ da oltre un anno e mezzo che Evelina, la figlia di Vittorio Sgarbi, grida inascoltata la sua preoccupazione per la salute di suo padre.
E’ oltre un anno e mezzo che si dimena e si dispera ma persevera caparbiamente nel sostenere che suo padre ha bisogno delle cure adeguate.
E che per affermare che una persona sta bene non basta certo ritoccare due foto o dare una sistemata a dei video con l’intelligenza artificiale.
Serve un consulto medico serio, disinteressato e approfondito.
Evelina lo ha detto in tutti i modi e in ogni sede: in Tribunale, in tv, sui giornali.
Solo Mediaset, e in modo particolare la trasmissione VERISSIMO, le ha creduto da subito.
Merito del grande fiuto di Silvia Toffanin, professionista della informazione con sensibilità di mamma.
Il cerchio tragico attorno a Vittorio Sgarbi, invece, a partire dalla aspirante moglie Sabrina Colle e dalla zia Elisabetta Sgarbi, ha pensato esclusivamente a salvaguardare ed esibire il brand, il personaggio pubblico Vittorio Sgarbi e non alle reali condizioni di salute dell’uomo come più volte ha ricordato l’avvocato della figlia Lorenzo Iacobbi.
Evelina, troppo spesso insultata e derisa via social, ha comunque continuato a testa alta con grande coraggio e forza la sua battaglia nell’esclusivo intento di provare a salvare suo padre e questo ricovero in terapia intensiva e’ solo il tragico epilogo di una situazione annunciata da mesi.
Non è per voler rimarcare il fatto del “IO VE LO AVEVO DETTO”, ma e’ abbastanza scontato che per un paziente con un quadro clinico così complesso, sballottato persino a luglio e agosto qui e la, viaggi, km, conferenze stampa anche in cortili assolati con un caldo atroce, o persino alla Fiera del Libro di Torino dove anche per un cinquantenne in salute non ottima sarebbe faticoso respirare, sia uno stress molto pesante.
Purtroppo Evelina Sgarbi e’ stata facile profeta.
Da amica storica di Vittorio Sgarbi che lo conosce da più di 30 anni, mi auguro solo che adesso il cerchio tragico che lo circonda la smetterà’ di pensare al brand, o alle rassegne stampa ritoccate da mandare come prova al giudice per dimostrare che sta bene così da potersi sposare, e si cominci finalmente a mettere la salute di Vittorio Sgarbi al primo posto.
Non per mistificare e manipolare, come hanno fatto per mesi dicendo che Vittorio e’ tornato in pista, che lavora e che è in grado di badare a se stesso e ai propri interessi, o come stanno facendo in queste ore dicendo che sta un po’ meglio, ma per provare a capire il vero quadro clinico – che non è affatto la favoletta della depressione grave – e affrontarlo davvero nell’esclusivo suo interesse che è quello non di essere esibito come un brand, ma di essere trattato come un uomo in carne ed ossa, e quindi essere curato davvero per ciò che ha nell’intento esclusivo di mantenerlo in vita il più a lungo possibile.
Il Vittorio Sgarbi che abbiamo conosciuto io e il suo manager storico Sauro Moretti non esiste più da anni.
Come ha giustamente sottolineato per primo Sauro in uno sfogo a Vanity Fair.
Ma rimane l’uomo con le sue fragilità che va rispettato e curato nel migliore dei modi.
La verità, nonostante i plurimi tentativi di insabbiare le notizie, sta finalmente venendo a galla.
Altro che pacche sulla spalla e risolvete tutto in famiglia.
Evelina aveva ragione. Il tempo e i fatti gliene stanno dando atto.


