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Casa Savoia nella bufera: Jonghi Lavarini difende il Principe Emanuele Filiberto

Jonghi Lavarini
Polemica al vetriolo attorno alla Real Casa Savoia e ai suoi storici ordini dinastici! Roberto Jonghi Lavarini si schiera pubblicamente a difesa del Principe Emanuele Filiberto, respingendo duramente le recenti “insinuazioni e i pretestuosi attacchi” sulla presunta opacità delle onorificenze e smentendo ogni illazione sulla “compravendita di titoli”. L’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, ricorda la nota, è un ente benefico privato riconosciuto e non un mercato. E non mancano le parole di fuoco contro i detrattori: “Ignoranti e calunniatori faziosi in cerca di visibilità”👇

Milano – Le storiche, antiche e blasonate vicende legate indissolubilmente ai discendenti della millenaria Casa Reale italiana tornano nuovamente e prepotentemente ad infiammare il mai sopito dibattito pubblico, giudiziario e mediatico nazionale. Al centro della violentissima e inaspettata bufera scoppiata violentemente nel corso delle ultimissime e frenetiche ore, ci sono i durissimi e spietati attacchi rivolti frontalmente e senza mezzi termini all’indirizzo di Sua Altezza Reale il Principe Emanuele Filiberto di Savoia. L’oggetto principale del pesante e aspro contendere mediatico riguarda la complessa gestione e l’assegnazione delle prestigiose onorificenze legate agli storici Ordini Dinastici sabaudi. A prendere immediatamente e rumorosamente posizione e a scendere in campo aperto in difesa a spada tratta dell’erede di Casa Savoia, infrangendo il rigoroso e diplomatico silenzio istituzionale che solitamente ammanta questi delicati temi araldici, è arrivata la voce tonante e inequivocabile del Nobile Roberto Jonghi Lavarini. Noto alle cronache politiche milanesi, insignito storicamente del titolo di Walser Freiherr von Urnavas e orgoglioso Cavaliere Mauriziano, Jonghi Lavarini ha diffuso una nota infuocata e al vetriolo in cui esprime pubblicamente, formalmente e senza alcuna esitazione la sua totale e incrollabile solidarietà umana e cavalleresca al Principe, respingendo duramente al mittente e sdegnosamente al mittente ogni singola accusa e insinuazione malevola emersa a mezzo stampa o sui social network.

Attacchi e polemiche accese sugli Ordini: la difesa a spada tratta

La durissima e netta presa di posizione dell’esponente nobiliare non lascia alcuno spazio a interpretazioni sfumate o a diplomatiche e caute mediazioni linguistiche, puntando dritta al cuore pulsante della dolorosissima questione mediatica.
“Esprimo la mia totale e incondizionata solidarietà a Sua Altezza Reale il Principe Emanuele Filiberto di Savoia per gli ignobili, infondati e puramente pretestuosi attacchi ricevuti da ogni fronte in queste tormentate ore”, esordisce in maniera secca, perentoria e inequivocabile il comunicato ufficiale diffuso alla stampa da Jonghi Lavarini. Le accuse mosse dai detrattori a Casa Savoia, che secondo le indiscrezioni riguarderebbero presunte e non meglio specificate opacità nelle procedure interne di ammissione ai vari e antichi ranghi cavallereschi gestiti privatamente dalla famiglia, vengono categoricamente e violentemente smentite e bollate senza mezzi termini come dei banali e maldestri tentativi denigratori e pretestuosi di infangare mediaticamente e a basso costo un’istituzione storica e profondamente radicata nel tessuto sociale. La difesa innalzata a protezione dell’erede al trono d’Italia si articola minuziosamente e tecnicamente su una precisazione giuridica, storica e nobiliare fondamentale e dirimente, volta principalmente e didatticamente a chiarire e spiegare la reale e inattaccabile natura degli ordini in questione agli occhi di un vasto pubblico sempre più disinformato in materia di araldica.

I Santi Maurizio e Lazzaro: volontariato e tradizione cristiana

Il cuore nevralgico e filosofico dell’accesa e aspra difesa si concentra in maniera particolarissima e specifica sul ruolo e sulla millenaria e inattaccabile storia del più importante tra i vari sodalizi sabaudi chiamati pesantemente in causa dalle malelingue.
“L’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro”, precisa e sottolinea infatti con grande orgoglio e vigore Jonghi Lavarini, “è a tutti gli effetti una storica, antichissima e massimamente benemerita istituzione di natura cavalleresca e di profonda e incrollabile fede cristiana. È un ordine la cui altissima valenza spirituale è tuttora pienamente, ufficialmente e formalmente riconosciuta e avallata dalla stessa Chiesa Cattolica”. Lungi dall’essere un semplice e anacronistico e polveroso circolo elitario e privato dedito ai fasti mondani e ai nostalgici ricordi dei tempi andati in cui la monarchia regnava sulla penisola, il Nobile ci tiene strenuamente a ribadire e a ricordare pubblicamente come l’antico Ordine Mauriziano sia oggi una realtà viva, moderna e pulsante, che “fa attivamente e concretamente grande cultura e instancabile volontariato” sul territorio. Una rete internazionale di assoluto prestigio e solidarietà tangibile e silenziosa, composta da professionisti, imprenditori e figure di spicco della società civile italiana e straniera, che da molti e faticosi decenni opera instancabilmente e quotidianamente nel difficilissimo e nobilissimo campo dell’assistenza ospedaliera, della beneficenza anonima verso i più bisognosi e della tutela e salvaguardia del patrimonio storico nazionale.

Nessuna compravendita di titoli: il sistema premiale di Savoia

L’affondo polemico e argomentativo più pesante, tecnico e sferzante della dura nota stampa mira però a scardinare e demolire del tutto giuridicamente l’accusa più infamante, fastidiosa e ricorrente: quella legata al presunto mercimonio venale e illegale delle medaglie.
Jonghi Lavarini entra nel dettaglio tecnico-giuridico della questione dinastica spiegando che l’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro “è a tutti gli effetti di legge un ordine assolutamente legittimo, non nazionale (non appartenente cioè formalmente al patrimonio onorifico della Repubblica Italiana), ma prettamente dinastico e di cosiddetta collazione familiare della Real Casa Savoia”. In termini puramente pratici e legali, questo inoppugnabile status significa che esso rappresenta esclusivamente e insindacabilmente “un sistema premiale privato, costituito e operante sotto la rigorosa e ineccepibile forma giuridica e statutaria di una modernissima associazione senza alcun fine di lucro”. Le eventuali elargizioni economiche, le tradizionali quote di iscrizione per l’ingresso e le generose donazioni effettuate dagli aspiranti cavalieri non rappresentano dunque, in alcun modo legale o morale, un misero prezzo di acquisto di un titolo di cartone. “Non si tratta in alcun modo di una squallida compravendita di titoli nobiliari, ma di una altissima e nobilissima tradizione di pura solidarietà condivisa e sostenuta concretamente dagli insigniti”, ribadisce infatti e con estrema forza e sdegno l’autore del durissimo comunicato.

Le dure parole contro i detrattori: “Ignoranti e calunniatori”

A perfetta conclusione della sua accorata, dettagliata e battagliera autodifesa d’ufficio del mondo sabaudo e delle sue gloriose e antiche tradizioni, l’orgoglioso Cavaliere Mauriziano non risparmia certamente un durissimo, inappellabile e frontale attacco diretto e mirato a chi, in queste ultime e convulse ore mediatiche, ha irresponsabilmente gettato pesantissime ombre pubbliche di natura opaca o velenosi e gratuiti sospetti infondati sull’operato cristallino e trasparente del Principe Emanuele Filiberto e delle gloriose istituzioni cavalleresche da lui presiedute.
Le parole utilizzate per condannare e respingere moralmente l’ondata di veleno piovuta sulla famiglia reale sono taglienti come lame affilate: “Chi non sa e non conosce in modo approfondito questa complessa e nobile realtà storica è semplicemente un grande ignorante”, sentenzia infatti in chiusura e senza alcuna possibilità di formale appello Roberto Jonghi Lavarini. Ma la stilettata finale, carica di disprezzo umano e sdegno morale, è rivolta esplicitamente agli orchestratori occulti di questa macchinazione: “Chi invece, pur conoscendo perfettamente i fatti e la loro natura giuridica, afferma deliberatamente e falsamente qualcosa di diverso ai giornali, è solo e unicamente un fazioso calunniatore in cerca di facile ed effimera visibilità mediatica”. La polemica attorno alla corona (seppur non più regnante) e ai suoi misteriosi e affascinanti segreti araldici, a quanto pare, non accenna affatto a volersi spegnere pacificamente, dimostrando come il mai sopito fascino e le innumerevoli e spinose controversie che circondano e perseguitano Casa Savoia restino, a quasi un intero secolo dall’esilio forzato dei Re, un argomento in grado di infiammare e dividere sempre e profondamente gli animi dell’opinione pubblica italiana.