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Antonello De Pierro, basta considerare animali beni di serie B e codice penale punisca errore veterinario e incuria

Antonello De Pierro 1 - IlGraffio - Monica Macchioni
In un'intervista esclusiva il presidente del movimento Italia dei Diritti–De Pierro spiega la rivoluzionaria proposta di legge per l'introduzione dell'omicidio e delle lesioni colpose a tutela degli animali d'affezione

Il dibattito sulla tutela degli animali d’affezione compie un salto di qualità normativo e concettuale. In un contesto sociale in cui cani, gatti e altri pet sono ormai stabilmente riconosciuti come membri effettivi delle famiglie italiane, il divario tra la percezione comune e l’impostazione del codice penale appare sempre più evidente.

Se da un lato la riforma dell’articolo 9 della Costituzione ha sancito la tutela degli animali tra i principi fondamentali della Repubblica, dall’altro l’ordinamento punisce la morte o il ferimento di un animale esclusivamente in presenza di condotte dolose, lasciando un vuoto normativo per quanto riguarda la responsabilità a titolo di colpa.

Per superare questa sperequazione e garantire una protezione penale completa alla vita e all’incolumità fisica dell’animale, il movimento Italia dei Diritti-De Pierro ha lanciato una proposta di legge destinata a ridefinire i confini della responsabilità sanitaria e della custodia.

Abbiamo approfondito i dettagli, i principi e le implicazioni di questa iniziativa direttamente con il promotore della riforma, Antonello De Pierro.

Presidente De Pierro, la Sua proposta sta già facendo discutere per la sua portata dirompente. Da dove nasce l’esigenza di equiparare la responsabilità di un medico veterinario a quella di un medico di medicina umana?

Nasce da una constatazione semplice e sotto gli occhi di tutti: la società italiana è cambiata, ma le nostre leggi sono rimaste all’età della pietra. Oggi gli animali d’affezione sono a tutti gli effetti membri del nucleo familiare. Quando un cane o un gatto sta male, entra in casa un dolore pari a quello per un parente umano. La stragrande maggioranza dei veterinari svolge un lavoro straordinario, con dedizione e amore profondo. Tuttavia, non possiamo chiudere gli occhi di fronte ai casi di superficialità, imperizia e negligenza. Se un medico umano commette un errore grave che porta alla morte del paziente, risponde di omicidio colposo. Se lo fa un veterinario, dal punto di vista penale non succede assolutamente nulla. Questa sperequazione non è più accettabile in un paese che si definisce civile.

Entriamo nel dettaglio tecnico della Sua proposta. Come si tradurrebbe concretamente questa riforma nel codice penale?

La nostra proposta di legge punta a modificare o estendere gli articoli 589 (Omicidio colposo) e 590 (Lesioni personali colpose) del codice penale, oppure a introdurre fattispecie speculari e dedicate all’interno del titolo dei delitti contro gli animali. Attualmente, per punire chi uccide o ferisce un animale (articoli 544-bis e 544-ter c.p.), la legge richiede tassativamente il dolo, ovvero la volontà di agire “per crudeltà o senza necessità”. Questo significa che la colpa, cioè la negligenza, l’imprudenza o l’imperizia, è del tutto impunita. Noi vogliamo che l’errore colposo che causa la morte o una lesione grave a un animale d’affezione diventi reato a tutti gli effetti, esattamente come avviene per gli esseri umani.

Oggi chi subisce la perdita di un animale per un presunto errore sanitario ha a disposizione solo la via civile. Perché ritiene che il risarcimento del danno non sia sufficiente?

Perché ridurre la perdita di un membro della famiglia a un mero computo economico è un’offesa al sentimento d’affetto. In sede civile, l’animale viene spesso ancora quantificato in base al suo valore commerciale o al rimborso delle spese mediche sostenute. Negli ultimi anni la giurisprudenza ha fatto passi avanti sul risarcimento del danno non patrimoniale, ma resta il fatto che la responsabilità penale ha una funzione preventiva e sanzionatoria che il diritto civile non possiede. Chi sbaglia per grave imperizia deve risponderne dinanzi a un giudice penale. L’impunità genera superficialità; la responsabilità penale eleva il livello di attenzione.

La Sua proposta di legge stabilisce però un principio di simmetria: la tutela colposa non riguarderà solo i sanitari, ma anche i proprietari e i custodi degli animali.

Assolutamente sì, ed è un punto fondamentale. Se stabiliamo che la vita e la salute dell’animale sono beni giuridici tutelati contro la condotta colposa, questo principio deve valere per chiunque. Un proprietario che abbandona un cane d’estate, o che lo lascia chiuso in auto sotto il sole cocente causandone la morte per un colpo di calore, oggi risponde spesso del reato contravvenzionale ex art. 727 del codice penale. Con la nostra riforma, chiunque causi la morte o il ferimento grave di un animale per grave incuria, omissione di soccorso o negligenza risponderà direttamente di omicidio o lesioni colpose. È una tutela a 360 gradi.

Lei fa spesso riferimento all’Articolo 9 della Costituzione. In che modo questa proposta si aggancia alla Carta Fondamentale?

Nel 2022 abbiamo assistito a una riforma costituzionale storica che ha inserito la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli animali tra i principi fondamentali della nostra repubblica. Tuttavia, le norme costituzionali rischiano di rimanere gusci vuoti o manifesti ideologici se il legislatore ordinario non le riempie di contenuti pratici. Gandhi diceva che la civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali. L’Italia ha fatto passi da gigante sul piano normativo generale, ma sul codice penale siamo fermi. Attuare l’Articolo 9 significa prendere atto che l’animale non è più una res, un oggetto di proprietà, ma un soggetto passivo di reato, titolare del diritto alla vita e all’integrità fisica.

Presidente De Pierro, qual è il messaggio finale che il movimento Italia dei Diritti vuole mandare con questa battaglia?

Vogliamo lanciare un messaggio di civiltà e di coraggio normativo. Non si tratta di fare demagogia o di accanirsi contro la categoria dei veterinari, verso la quale nutriamo il massimo rispetto per il ruolo cruciale che svolge ogni giorno. Si tratta di allineare il diritto al sentimento comune e alla realtà delle nostre case. Quando un animale entra in una famiglia, le sue sofferenze e la sua vita contano. Il movimento Italia dei Diritti–De Pierro continuerà a battersi affinché il Parlamento prenda in mano questa proposta e metta fine a un’ingiustizia normativa che non ha più alcuna ragione di esistere.